Pubblicato da: Stefano Re | 2 luglio 2016

Tanto va la gatta al lardo

“Ricordati: tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.”

“E che ci va a fare al lardo?”

“Non ti preoccupare di cosa ci vada a fare al lardo, preoccupati se ci lasci lo zampino.”

“Ma che zampino… io al lardo non ci vado!”

“Non tu, la gatta. Dico: se fai come la gatta che va al lardo, occhio che ci lasci lo zampino.”

“Ma se al lardo non ci vado, come ci posso lasciare lo zampino?”

“Senti: tu quella cosa non farla. Stacci al largo, così non ti accade nulla.”

“Al largo, ecco. Tanto va la gatta al largo che ci lascia lo zampino.”

“Ma che dici? Non è largo, è lardo.”

“Va che ti sbagli. Infatti se la gatta va al largo, annega e quindi ci lascia lo zampino.”

“Ma la gatta non deve annegare. Se va al lardo, ci lascia lo zampino.”

“E con me che c’entra?”

“Non c’entra nulla. Dico solo di fare attenzione.”

“Senti un po’… non devo fare niente di male. Devo solo entrare in tabaccheria, minacciare il tabaccaio, prendergli i soldi e scappare.”

“Vedi che ci lasci lo zampino?”

“A oh, basta con sto zampino! M’hai rotto tu lo zampino!”

“Io ti dico di lasciar perdere…”

“Tu porti sfiga. Sì, una iella grande così.”

“E tu rischi di fare la fine della gatta”

“Ma che c’entra la gatta con me? E poi, che c’entra il lardo con lo zampino?”

“C’entra, c’entra! Un tempo i macellai tagliavano il lardo con la mezzaluna ed erano così rapidi nei movimenti che spesso qualche gatta sprovveduta finiva per perderci la zampa.”

“Allora ti preoccupi per me, non per la gatta…”

“E che avevi capito, la gatta ci lasci pure lo zampino, ma tu no. Tu non lasciarci la vita, stanne lontano. Non vale la pena rubare per pochi spiccioli.”

“Ah la solita moralista…”

“E ti dico anche di non fare il furbo. Non è che quando me ne vado, tu corri dal tabaccaio?”

“Ah ah ah… quando la gatta non c’è i topi ballano. Si dice mica così?”

“Si dice così! Ma non ti azzardare…”

“Perché altrimenti?”

“Altrimenti non so, potrei staccarti le palle degli occhi con la sola forza del pensiero.”

“Ma da quando sei così aggressiva?”

“Da quando ti ha dato di volta il cervello.”

“E quando mi ha dato di volta il cervello?”

“Quando ti sei messo in testa la storia della tabaccheria.”

“Oh sta tabaccheria. Solo pochi spiccioli. Entro minaccio rubo e fuggo.”

“Ma non puoi cercarti un lavoro?”

“Dimmi dove cercarlo. C’è più disoccupazione che mignotte sulle strade.”

“Lascia stare le mignotte, poverine.”

“Poverine?”

“Almeno non rubano!”

“E le tasse le pagano?”

“Ma se sono sfruttate , che diavolo devono pagare?”

“E io non sono sfruttato? Lo Stato pretende le tasse e non mi dà il lavoro.”

“E quindi è lecito rubare al tabaccaio?”

“Tanto ha i valori bollati… è l’unico modo per rubare allo Stato.”

“Beh, tu non farlo! Mai! Sai che ti controllo…”

“Ah sta storia dei topi che ballano quando non c’è il gatto…”

“So come sei. So che sei un topo raffinato, ma ingenuo.”

“E tu sei una gatta con le unghiacce.”

“Sono tua madre!”

“Ma non hai potere su di me.”

“Ricorda: sono tua madre!”

“Ma ho trent’anni. Lasciami in pace.”

“Lasciarti in pace vuol dire rubare?”

“Vuol dire che posso anche rubare!”

“Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. Ricordatelo!”

“Che palle ‘sti proverbi. Era meglio che non ti dicessi nulla.”

“Le bugie hanno le gambe corte… e  a tua madre non sfuggi”

“Le bugie saranno anche nani con le zampette, ma non sempre la verità viene a galla!”

“Le bugie a tua madre non le devi raccontare. Punto e basta.”

“Come sei aggressiva..”

“Certo che sono aggressiva. Vuoi rubare in tabaccheria ed io dovrei fare finta di nulla? Vedi, le bugie hanno le gambe corte e prima o poi l’avrei scoperto.”

“Mamma caspita! Non l’hai scoperto. Sono io che te l’ho detto.”

“Certo, perché sapevi che ti avrei scoperto, perché sai che le bugie hanno le gambe corte.”

“E il naso lungo…” disse lui sorridendo.

“Non prendermi in giro… sì, le bugie hanno gambe corte e naso lungo.”

“Forse Pinocchio, ma gli altri no. Si dice infatti, al naso non si fa caso? Pensi che Cyrano fosse un bugiardo? Piuttosto era Rossana ad essere…”

“Zitto. Sai che non tollero la volgarità! E poi al cuor non si comanda.”

“Ma mamma quella era zoccola. Quella non aveva capito nulla. Lo prendeva in giro, quella voleva l’altro.”

“L’ignoranza è madre dell’arroganza. Studia anziché rubare al tabaccaio. Se avessi studiato, ora non saresti un poveraccio affamato di francobolli.”

“Che palle questa morale da periferia! Ho studiato ragioneria, sì ci ho messo sette anni ma che ci posso fare se quella…”

“Fermo,  non dire quella parola!”

“No mamma, la dico: quella zoccola della professoressa di italiano mi ha bocciato due volte!”

SCIAP, gli rovescia un ceffone stentoreo.

“Basta mamma, me ne vado. Cattivo bastone non fa buon cane. Vado a rubare che ti piaccia o no. Se non mi dai i soldi, me li procurerò rubando.”

“Poi non dire che non ti avevo informato.”

“Tranquilla sarò muto come un pesce.”

“Ricordati: tanto va la gatta al lardo…”

“Che ci piscia l’intestino” e sbatté la porta.

 

Dopo qualche giorno in paese non si parlò d’altro che del furto in tabaccheria.

Che è successo?

Hanno picchiato il tabaccaio.

Ha reagito?

Ovvio.

E il ladro?

A bocce ferme si saprà chi ha vinto.

Si dice che gli inquirenti siano sulle sue tracce.

Eh sì, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.

ARRESTATO MAURIZIO POLLINI, IL LADRO DELLA TABACCHERIA

“Maurizio, guarda come ti sei ridotto…”

“Mamma, chi ruba poco va in galera, chi ruba tanto fa carriera.”

di Stefano Re


Responses

  1. dialogo esilarante ma costruttivo ed educativo compresa la morale finale.
    Non era facile ma tra proverbi e altro hai mentenuto desto l’attenzione.

    • Lo trovi anche di là nella notte…

      • lo leggo domani con calma. Vado a nanna. Grazie

  2. Acuto e sottile! 😉 e divertente! 😆

  3. Sagace e divertente. Un caro saluto. Univers


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