Pubblicato da: Stefano Re | 16 novembre 2015

Due parole con Geraldine D’alessandris

Il sole nel bauletto di Stefano Re, edizioni C’era una volta, è stato pubblicato con le illustrazioni di Geraldine D’alessandris. Le ho voluto fare alcune domande. (S.R.)

Geraldine, ci spieghi in breve il tuo percorso artistico?

Fin da piccola (anzi, soprattutto da piccola!) ho sempre passato tutto il tempo a disegnare. Mia mamma quando mi doveva portare in giro a fare commissioni si muniva sempre di carta e matita così sapeva che sarei stata tranquilla per tutto il tempo che voleva; finché avevo da disegnare non mi sarei mai annoiata. Quindi ho sempre avuto le idee chiare sugli studi da intraprendere: liceo artistico e poi Accademia di Brera. Nel frattempo ho cominciato a lavorare come decoratrice (andavano di moda i trompe-l’oeil, che ancora faccio occasionalmente) e finita l’Accademia ho iniziato a lavorare come illustratrice in un’agenzia di eventi e produzioni televisive. Così ho fatto un corso di grafica al computer e mi si è aperto un mondo. Ho scoperto che il computer non è un rivale, come avevo sempre pensato, ma un mezzo molto utile, anzi indispensabile per il lavoro che avevo in mente. Ho perfezionato quindi il disegno a mano libera direttamente in digitale, tramite la tavoletta grafica; così facendo, il disegno conserva la freschezza del tratto a mano, ma è eseguito su un supporto digitale, con tutti i vantaggi che questo comporta: cancellare perfettamente, colorare senza sbavature, disegnare su più livelli (sfondo, personaggi, ecc), duplicare in un attimo livelli o personaggi e spedire i disegni con un semplice click già in formato immagine.

E’ stata la tua esperienza professionale più importante?

No no. Ho anche lavorato per 10 anni presso un’altra agenzia pubblicitaria sia come grafica che come illustratrice e da due anni faccio la freelance, che mi è più comodo anche perché ho una bambina e posso fare la mamma.

Quando disegni su cosa ti concentri principalmente?

Per prima cosa visualizzo nella mente la scena che voglio ricreare: lo sfondo, il punto di vista prospettico, i personaggi, ecc., poi se ci sono degli elementi che mi sfuggono cerco degli esempi su google immagini o sui siti di banche immagini da cui trarre ispirazione, e appena convinta mi metto a disegnare quello che ho in mente.

In una illustrazione per bambini, su cosa punti per fare emergere lo sguardo dei più piccoli?

Mi hanno sempre detto che ho una mano naturalmente portata per il disegno che piace ai bambini. Non è mai stata una cosa voluta, semplicemente ho un tratto morbido e tondeggiante e quindi più adatto al mondo dell’infanzia. Infatti quando lavoravo in agenzia pubblicitaria, dove mi capitava di fare anche illustrazioni per un pubblico adulto, meno stilizzate e più realistiche, talvolta mi si rimproverava il fatto di fare dei disegni un po’ troppo “da bambini”, e allora lì sì che mi trovavo in difficoltà e dovevo concentrarmi per ottenere un effetto più “adulto”!

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Responses

  1. Belle doamnde e interessanti risposte.


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