Pubblicato da: Stefano Re | 3 settembre 2014

Maledetto apostrofo

Nuovo breve racconto sul Caffé Letterario. (S.R.)

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Responses

  1. vado subito a leggere!

  2. Posso regalarti questo scritto…erotico/alfabetico?
    UN AMORE PROSAICO

    Qui sulla vergine pagina, noi soli e nudi: distesi i pallidi corpi sulla linea retta, il periodo dei miei pensieri reso intelligibile dall’essenziale punteggiatura dei tuoi.
    Il sorriso delle mie labbra increspa la candida carta leggera e tu ne ridi
    Tutto intorno il bagliore del lucido foglio illuminato da un sole invadente, ci costringe a socchiudere gli occhi: copia perfetta di accenti danzanti su parole argute.
    Allunghiamo, affiancati, le braccia, fino a che le mani si tocchino in M maestosa. Poi la tua mano sola, impaziente mi cerca, ed io, immobile, attendo la N ignota che alla fine m’accarezzi.
    Fruga l’avida mano nella profonda O del mio ventre, e l’intensità del piacere m’inarca insieme al docile foglio che lievemente, con me, all’unisono sospira.
    Non più soltanto immagini di perpendicolari appassionati esclamativi, ma complessi artifici costringono la penna a gemere nel disegnarci intrecciati nella perfetta X, o nell’armoniosa e silente H, che inevitabilmente precede, con abile guizzo del segno, l’arcana complessità dell’impudica Q.
    E sono solo gli apostrofi infine, che costringono i nostri corpi ad esternare l’estasi che ci appaga e sempre ci lascia insaziati; talora indistinguibili lettere da nessuno vergate, poi di nuovo tiepidi corpi liberi, lontani per sempre dal quel povero foglio: culla compiacente, ormai umida e un poco sgualcita, dei nostri calligrafici amori.

    • Bellissimo. Eleganza e precisione. Ma è tuo? (S.R.)

      • si.
        grazie per il tuo giudizio lusinghiero

      • Complimenti. Mi piace. L’ho sempre detto che hai splendide genialità. (S.R.)

  3. Complimenti Stefano! Gran bel racconto! Apprezzo molto la tua scrittura essenziale e pulita ed è molto arguto l’escamotage grammaticale con cui hai approcciato la questione della lingua e di certe rivendicazioni di un anacronistico femminismo. Mi viene in mente la diatriba molto divertente sull’espressione “belle e infedeli” riferita alle traduzioni, tacciata di essere emblematica del modello patriarcale di cui dovremmo essere vittime… -.- e poi ricorderei la frase di un poeta che esprime bene cosa significa la femminilità: ” una tigre non ha bisogno di dimostrare la propria tigritudine”… Detto questo, ben venga la diversità…e la grammatica! Complimenti!

    • Sei una super critica. Brava. (S.R)

  4. Passerò di là. Saluti. Univers


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