Pubblicato da: Stefano Re | 30 settembre 2013

Il passerotto

Il bimbo con i capelli rossi trovò in giardino un passerotto, che era caduto dall’albero e si era spezzato un’ala.
L’aveva trovato quasi morto tra l’erba.
“Aiutami!” disse il passerotto con un filo di voce. “Ho un’ala spezzata.”
Il bambino non sapeva che fare. Non gli era mai capitato di incrociare un passerotto con l’ala spezzata.
“E come posso aiutarti?” domandò.
“Portami in casa” disse il passerotto.
Il passero confidava moltissimo nell’aiuto del bambino con i capelli rossi, ma non sapeva che quel bambino, in casa, teneva un gatto terribile di nome Eriberto.
“Portami al caldo, e poi fissami l’ala con una benda.”
Il bambino fece così, prese con dolcezza il piccolo passero e lo portò in casa. Gli mise una benda e lo coprì, per proteggerlo, con un piccolo fazzoletto.
Eriberto, che aveva un fiuto eccezionale, non tardò a capire che un piccolo uccello era finito nella sua casa.
Si avvicinò lentamente e miagolò, mentre il passerotto cominciò a tremare come una piccola fogliolina indifesa. Il bimbo si accorse della presenza di Eriberto e con un urlo scacciò il gatto.
“Ehi Eriberto, lascia in pace il mio amico. Non vedi che è anche malato?”
Il gatto si allontanò con l’acquolina in bocca; in fondo non aveva mai disubbidito al suo piccolo padroncino.
Dopo qualche tempo il passerotto guarì, e cominciò a pretendere tutto. Si era anche stancato di mangiare le briciole che gli portava il bambino con i capelli rossi. Voleva qualche verme, magari un moscerino, magari quella mosca che ronzava nella stanza e sbatteva forte contro il vetro.
Eriberto si era abituato alla presenza dell’uccello, tanto che i due si parlavano come se fossero stati sempre amici, ma non sopportava l’arroganza del passero.
“Ho fame!” disse il passerotto.
“Ti porto qualche briciola di pane, aspetta.” rispose il bambino.
“Ma basta! Non ne posso più di pane.”
Il gatto, che stava lì accoccolato sulla poltrona, disse:
“Ma datti da fare, usa le alucce e prenditi quella mosca!”
“Ma io non volo per prendermi da mangiare. E poi c’è il bimbo che mi accudisce. Stai zitto, brutto gattaccio”.
Il bambino con i capelli rossi non sapeva come fare. Come poteva accontentarlo? Non era mai stato capace di prendere al volo le mosche, e i moscerini gli facevano anche ribrezzo. Figurarsi i vermi, che si infilavano nella terra ed erano viscidi come il muco del naso.
“Scusami passerotto, ma questa volta non so come aiutarti. Ti posso dare il pane, ma se non ti piace o se sei stufo di mangiarlo, posso anche capirti. Se vuoi ti metto sul davanzale della finestra, magari qualche insetto finisce nella tela del ragno… Sai, quel ragno è lì da un po’, e la sua ragnatela è ormai gigante. Penso che impigliato lì dentro ci possa essere qualche moscerino. Magari una zanzara”.
Il passerotto scrollò la testa deluso.
“Vabbè. Se non mi sai aiutare – disse – Vorrà dire che mi arrangerò chiedendo aiuto al ragno”
Il bimbo con i capelli rossi aprì la finestra. Pose il passerotto sul davanzale e richiuse.
Un gatto nero con una macchia bianca sul muso balzò e prese tra i denti il piccolo uccello. Se lo mangiò, mentre da dentro il buon Eriberto si morse le labbra:
“Magari l’avessi mangiato io quel passerotto supponente!” ma ormai era troppo tardi.

(di Stefano Re)

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Responses

  1. Quel passerotto ha avuto la fine che meritano tutti gli arroganti. Stava da re, Eriberto lo rispettava ma pretendeva sempre di più.
    Bello, bello.
    Complimenti

    • Sempre gentile. Grazie. (S.R.)

      • EDico sempre quello che penso onestamente e senza giri di parole.

  2. E’ stato utile leggere questo pezzo. Sensibilità unica. Complimenti. A presto.

  3. dovrebbe essere di insegnamento a tanti personaggi col vitalizio, senza meriti

    ciao Stefano
    🙂


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