Pubblicato da: Stefano Re | 11 agosto 2013

Io questa storia del mare

Io questa storia del mare d’agosto non l’ho mai sopportata. Mai. Non tanto per il mare, quanto per il caldo. Dico: ma è proprio necessario farsi spezzare in due dalla calura? E farsi annichilire dal vociare dei bambini o dall’odore d’ascella dei bagnanti che ti stanno sdraiati ad un metro di distanza? E poi la sabbia, quei minuscoli granelli che si infilano tra le dita per poi passarti funghi che nemmeno in ottobre si trovano. Eppure alla gente ci piace. Ci piace, sì, perché in spiaggia, se ci fate caso, la lingua italiana scompare. C’è la miscellanea di dialetti o di frasi prese a prestito dal dialetto. Strafalcioni lessicali che si ingarbugliano tra i denti e la lingua secca, che escono dalla bocca accompagnati da sputacchiate sottili e quasi comiche. Perché in spiaggia è come a Zelig… c’è chi fa ridere e chi ride. Ieri ho incontrato l’Eugenio, quel tipo che sui cinquant’anni punta tutte le femmine. Quest’anno ha preso un po’ di pancia e quindi gira sulla spiaggia trattenendo il respiro per nasconderla. Quando si sdraia è prono, tanto che si è abbronzato da una parte e già lo chiamano Ringo Boy. Poi c’è Carmela, l’unica meridionale che fa le vacanze al contrario: il mare lo vive al nord. Lei non ha un costume, lei ha la sottoveste, la stessa che le avevano regalato quarant’anni prima, proprio per il suo diciottesimo compleanno. Non capisce che oggi esiste anche il costume a due pezzi. Per lei sono tutte puttane quelle che fanno vedere la pancia. Però come sempre l’accompagna la nipote, tale Samantha, quella con le tette sempre al vento e con il filo interdentale tra le chiappe. Chissà che prurito. E poi c’è Michelino, la piccola peste che si diverte a correrti vicino strisciando i piedi. Con lui si alzano sempre nuvole di sabbia che si infilano in gola e che ti obbligano a ricordare tutti i passaggi della respirazione che ti hanno insegnato a yoga. Ma spesso non serve, spesso c’è bisogno di Samantha per la respirazione bocca a bocca, che prima ti riprendi e poi ti piglia l’infarto. E che dire della solita coppia che gioca a racchettoni sulla battigia? L’altro giorno insegnavo a mio figlio l’arte del morto. Quella pratica quasi demenziale di fare il morto nell’acqua, un modo per esorcizzare realmente la morte. Ricordo, quando ero ancora un bambino, il Sergio. Era un omino su quarant’anni, un minuscolo esserino che se gli mettevi intesta un ombrello faceva l’ombrellone. Un giorno stava sdraiato in acqua quando, tra una sbracciata e l’altra, un amico gli disse che quella è la posizione di quando ti coricano nella bara. Subito il Sergio fece per toccarsi e in un istante si ritrovò sott’acqua, tanto da rischiare l’annegamento. Lo salvarono, ma da quel giorno capirono che in quella posizione stai su solo se hai le palle libere, palle che ti fanno da boa. Ero con mio figlio, dicevo, e gli stavo insegnando a fare il morto, quando una palla (quella per il tennis da spiaggia) mi piombò sulla testa. Vacillai, mio figlio si impaurì e quasi si sfiorò la tragedia. Mi voltai verso la coppia dei racchettoni, trattenendo l’imprecazione, e quasi me l’ero ingoiata per intero quando il maschio, senza nemmeno chiedere scusa mi disse: “Palla!”; persi la pazienza, gli scagliai contro la palla e gli gridai: “che ti si infili su per il …” Non terminai la frase che lui mi mise ko con una semplice risposta: “Fa male, ho le emorroidi!”. Non seppi più rispondere. Poi c’è Arturo, quello che arriva di mattina presto, comincia a fare ginnastica come se dovesse sfidare Magnini (poi si scopre che come la Pellegrini si allena a Pavesini!) e si tuffa in acqua e da quel momento ci si dimentica di lui. Nuota tutto il giorno e alla sera riappare come per miracolo. Un giorno l’hanno visto uscire dall’acqua tutto paonazzo e con i capelli abbrustoliti, gli si era infilato nella maschera un fuoco d’artificio. “Eh Arturo, hai fatto i botti?” e giù tante risate. Ma la più divertente resta la Mara, una Bolognese finita in Liguria a fare la barista. Una battuta via l’altra e una schiera di uomini a prendere il ghiacciolo per il figli, peccato che tra una scollatura e un apprezzamento, i ghiaccioli arrivino sciolti in mano ai bimbi. Mara però è il vero marinaio della spiaggia, sorridente e con il vento sempre in poppa. Infine Mamadou, il senegalese che vende qualsiasi borsa, borsello o cintura che esista sulla faccia della terra. Tutte di marca contraffatta. Addirittura ho acquistato una borsello di Vitton ad un euro, peccato che il fondo non esistesse e quel borsello mi è costato una denuncia di smarrimento del portafogli. Oltre a mezzo stipendio. Qualcuno racconta che chi ha trovato i soldi li abbia spesi da Mamadou, in una catena di sant’Antonio fatta di furbate e smarrimenti. Mal comune mezzo gaudio!

(Al mare però ci vado volentieri. Con figli e moglie. Stavo per dire mogli, ma mi sono fermato in tempo. Con la speranza di trovarci anche Samantha.)

(di Stefano Re)


Responses

  1. Ahahahaha … divertente e realistico quadro estivo.
    Bisou
    Cristiana
    P.S.: ma che Samantha … hai una bellissima Giovanna accanto a te


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