Pubblicato da: Stefano Re | 1 novembre 2012

2 novembre

dal mio libro di poesia: Per una Siloe privata, edizioni Lietocolle. (S.R.)

Quando il mio ultimo respiro
sarà in braccio alla morte,
non fate che il pianto
sia più bianco del mio corpo.

Cantate, gioite come stralci di canzone,
sorridete e riapritemi lo sguardo,
sarò lieto spalancato all’infinito.

Stefano Re


Responses

  1. Veramente molto bella!

  2. Una maniera delicata per sdrammatizzare un momento ineluttabile al quale nessuno scampa.
    Un saluto

  3. Non lasciatemi andare vedendo le lacrime come ultima cosa, ma i vostri sorrisi. Un pensiero veramente dolce e colmo d’amore questo tuo che volge lo sguardo ad un momento che arriverà per noi tutti.
    E’ come sperare di andarsene vedendo la felicità e non il dolore per sentire meno difficile il trapasso
    Complimenti, splendida
    Patrizia

  4. il finale è un tocco di radiosità …
    mi ricordi lo scultore poeta Francesco Messina quando nomina la morte

    dice:

    Un cuore di quarzo, morte, avrai da me
    Un muro alla spelonca di eterno sonno.

  5. …bei versi, anch’io oggi sono in queste tematiche, anche se in modo differente…


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