Pubblicato da: Stefano Re | 19 ottobre 2012

IL MARE HA L’INFINITO

Un mio racconto. E’ lungo. Provo a postarlo ugualmente. (S.R.)

1.
Il mare sbatteva qualche onda sulla spiaggia, per il resto si cullava tra i bagnanti.
Un ragazzino giocava sulla battigia, scuotendo le mani come per dare aria al nulla. Ogni tanto si avvicinava ai bagnanti e chiedeva se quello fosse il lago.
“È il mare” rispondeva qualcuno. Lui tornava a saltellare in acqua.
“Come ti chiami?” diceva il ragazzino.
Gli altri lo guardavano circospetti, qualcuno lo evitava spaventato. Altri gli rispondevano.
“È il mare?” domandava di nuovo.

2.
Quella notte Paolo non aveva dormito. Per essere precisi, aveva dormito fino alle tre del mattino, poi s’era svegliato a causa di un urlo nella stanza. La moglie aveva urlato per lo spavento dopo essersi guardata allo specchio.
“Che fai?” disse lui.
Lei aveva spento la torcia e aveva acceso la luce principale. Paolo aveva strizzato gli occhi per l’abbaglio.
“Ma mi vedi?” disse lei stupefatta per il suo volto. “Guardami!” gli intimò.
Lui la osservò senza notare nulla.
“Dormi” poi disse, “che non c’è nulla di preoccupante”.
“Vedi che non mi vuoi bene? Non mi guardi più” disse lei con la voce alterata dall’arrabbiatura.
“E cosa ci sarebbe da vedere?”
“Ho un piccolo foruncolo sotto l’occhio” disse lei piangendo.
“E che sarà mai?” chiese Paolo.
“Un tumore. Potrebbe essere un tumore della pelle, spesso si manifestano così”.
“Ma va là” disse il marito.
“L’ho letto su internet!” disse ancora lei.
Da quel momento, ogni quarto d’ora, lei si alzava, accendeva la luce e controllava le dimensioni del foruncolo.
Paolo non diceva nulla. Ormai era esasperato.

3.
Sulla spiaggia il ragazzino giocava da solo; ogni tanto chiedeva se il mare fosse il lago, chiedeva come si chiamavano quelli della spiaggia, ma poi tornava alle sue occupazioni, che agli occhi della gente erano futili occupazioni di un bambino ritardato. Per lui invece era qualcosa di più di una semplice occupazione. Era una sua parte. In fondo, al di là della salinità dell’acqua, voleva capire perché quello non poteva essere il lago. Era come se nel formulare le domande, cercasse risposta alle convenzioni.
“È il mare?”
“Sì”
“È il lago?”
“No”
“È il mare?”
“Sì”
“Perché è il mare?”
“???”
Il ragazzino tornò a saltellare sull’acqua, l’altro rimase con il dubbio della risposta.

4.
Paolo si svegliò da quella notte, sfatto come un calzino in piena estate, con la moglie che si flagellava il volto per capire se quello era un semplice foruncolo o se fosse una macchia venuta su dalle profondità di una cellula impazzita.
Il tumore della pelle la terrorizzava, così come la terrorizzava tutto ciò che usciva dall’amministrazione ordinaria. Eppure era una bella donna nonostante i suoi cinquanta anni; alta poco più dell’uno e settanta, con due gambe slanciate, il ventre piatto e le tette rotonde e gravide di una forza di volontà così ferrea che non sottostavano alla gravitazione. E poi c’era il sedere, bello come uno stradivari, ma così ambito che gli occhi degli uomini restavano impressi come cozze sullo scoglio. Eppure il corpo le sfuggiva ogni volta che qualcosa la terrorizzava.
Paolo provò a consolarla.
“Ma che vuoi che sia?” le disse.
“Ma sei sordo? È un tumore!”
Ma se l’hai detto tu che hai un foruncolo sotto l’occhio! Me l’hai detto stanotte.”
“Non è un foruncolo… L’ho chiamato così per esorcizzarlo, ma come vedi c’è ancora”
“Ma che devi esorcizzare?” chiese Paolo.
“L’esorcismo, ci vuole un esorcista. Almeno hai avuto un’ottima idea”.
“Ma non ti ho fatto venire alcuna idea”.
“Cerchi tu un esorcista?” disse lei
“Ma siamo in vacanza! Dove trovo un esorcista in vacanza?” disse Paolo.
“Datti da fare. Vedi che non mi ami più?”
Paolo non sapeva dove sbattere la testa, anzi, aveva un’idea, ma temeva che poi gli avrebbero chiesto i danni, visto che da sempre aveva la testa dura.
La moglie invece non si dava pace. Voleva tornarsene a casa. Cercava di contattare il suo medico e si arrabbiava perché questi non rispondeva.
“Ma sarà in vacanza, povero uomo!” disse il marito.
“E che ci va a fare in vacanza? Qui non c’è tempo da perdere. Ho una macchia sulla pelle e quello se ne va in vacanza?”
“Hai un foruncolo sotto l’occhio, non una macchia sulla pelle”.
“Senti, vattene in spiaggia se vuoi vedermi soffrire senza preoccuparti” disse la moglie.
Paolo la prese alla lettera e se ne uscì.

5.
Il ragazzino saltellava sulla battigia. Ogni tanto si lanciava in acqua sfidando le poche onde che il mare buttava verso la spiaggia e poi tornava a scrollare le mani, come a prendere a schiaffi un piccolo gnomo.
“È il mare?”
L’altro non rispose.
“Come ti chiami?” domandò il ragazzino
“Paolo”
“È il mare?”
“Sì”
“E perché è il mare?”
“Perché sì!”
“E perché è il mare?”
“Perché ha l’infinito!” disse Paolo senza pensare.
“È il mare?”
“Sì”
Il ragazzino lasciò Paolo tra i suoi pensieri e cominciò a prendere a schiaffi lo gnomo, che a furia di prenderle, stava perdendo le proporzioni, ma essendo uno gnomo invisibile, nessuno ci avrebbe fatto caso. Nemmeno il ragazzino che già domandava l’essenza del mare ad un altro bagnante.
Paolo ripensava alla moglie. Ci pensava dalla notte precedente e ogni volta che tornava a queste paranoie, ripensava ai primi giorni di matrimonio, quando in viaggio di nozze la moglie l’aveva svegliato all’alba dicendo che aveva un pallone in gola.
“Come un pallone in gola?” domandò per prendere tempo, anche se era convinto che fosse solo il modo per fargli un buon risveglio.
Lei invece ululò come un lupo affamato.
“Ho una tonsilla così gonfia che sembra il testicolo di un toro!”
Paolo scoppiò a ridere, ma la risata si affievolì in sorriso e quindi in perplessità quando lei aggiunse: “E non sto scherzando. Chiama un medico!”
Lui si attaccò al telefono e cominciò a blaterare versi in inglese cercando di convincere la receptionist a chiamare qualcuno. La ragazza al telefono gli disse di pazientare e quando bussarono alla porta, al posto del medico c’era un’inserviente delle pulizie.
“Ma chi hai chiamato?” chiese la moglie in preda all’isteria.
“Un medico” disse Paolo.
“E questo sarebbe un medico?”
“No” disse mortificato il marito che si attacco immediatamente alla cornetta e cominciò ad urlare:
“Send me a doctor! Send me a doctor! Send me a doctor!”.
Arrivò d’urgenza l’ambulanza e quando il personale medico si accorse che la tonsilla della donna era semplicemente infiammata, la tragedia era già scritta. Multati e sbattuti fuori dall’albergo di Viale dei Giardini, e partita chiusa a Monopoli!
“È il mare?”
“Sì”
“E perché è il mare?”
“Perché sì!”
Il ragazzino lo tartassava con la solita domanda. Paolo gli dava retta, ma senza convinzione. In testa aveva il pensiero della moglie, che lo preoccupava e infastidiva. Lei era più martellante del ragazzino, ma lei non era il ragazzino, lei non aveva nessun problema.
Il ragazzino gli chiese il nome:
“Paolo”
“È il mare?”
“Sì”
“E perché è il mare?”
“Perché sì!”
“Ma il mare è cattivo?”
“No”
“Perché non è cattivo?”
“Non lo so”
“È il mare?”
“Sì”
“E perché è il mare?”
Paolo non rispose e fece due passi verso l’interno della spiaggia. Ricordava i primi momenti passati con la moglie, quando il matrimonio era ancora una data lontana, quando la moglie era l’emblema dell’entusiasmo e lui era felice di averla al fianco. Non che adesso non ne fosse innamorato, ora l’amava, l’amava di più di allora, ma non sapeva più come gestire quelle sue continue difficoltà ad accettare le problematiche di salute. Ogni variazione dello stato fisico le creava ansia e l’ansia la buttava direttamente nella paranoia e la paranoia la proiettava verso il tumore, e il tumori ormai erano stati almeno cinquanta, e di questi cinquanta nessuno lo era davvero. Ma nonostante questo, ogni piccola avvisaglia tornava ad essere un problema.
Squillò il cellulare.
“Paolo, il foruncolo si è ingigantito!”
“Ma non è niente. La vuoi capire o no?”
“Ho letto su internet che i foruncoli possono essere peli incarniti e se non li curi si trasformano in malattie mortali”
“Ma avrai semplicemente esagerato con il mangiare…”
“Ah, stai dicendo che sono anche ingrassata?” disse la moglie.
“No, sto solo dicendo che spesso i foruncoli sono conseguenza di imbarazza intestinali.”
“Ma questo non è un foruncolo. Questo è un foruncolo tumorale!”
“Ma non esiste un foruncolo tumorale” disse Paolo.
“Invece sì!”
“O è un tumore o è un foruncolo!” alzò la voce Paolo.
“Beh, allora è un tumore e come al solito tu non mi capisci” disse lei prima di riattaccare.
Il mare aveva alzato il ritmo delle onde. Sembrava un pressing a tutto campo, da ogni parte arrivavano onde, piccole certo, ma pur sempre onde e cominciavano ad allungare la battigia. Facevano un leggero tonfo prima di schiumare, e i bambini avevano cominciato a riempire la riva per cogliere le onde più grosse e buttarcisi dentro.
I genitori li controllavano, qualche nonna intimava di stare attenti, anche se lo facevano per se stesse, per limare l’ansia che piano piano cresceva.
Paolo tornò a bagnare i piedi nell’acqua. La sentì fresca e fu una sensazione piacevole. Sembrava la temperatura dell’acqua di quel torrente di montagna dove lui e la moglie avevano fatto il bagno l’anno successivo alle nozze. Erano accaldati e cominciavano a sentire la stanchezza. Si erano inerpicati camminando per circa tre ore, e i piedi facevano male. Quando videro il torrente, furono d’accordo sulla sosta, almeno si sarebbero rinfrescati. L’acqua era piacevolmente fresca e guardandosi trovarono l’intesa. Lui si sfilò tutto e rimase in mutande. La moglie si guardò intorno e si sfilò anche il reggiseno. Si buttarono in acqua e cominciarono a nuotare e a schizzarsi l’acqua addosso.
Improvvisamente lei sentì una fitta al piede. Gridò. Lui le si avvicinò e le chiese cosa avesse.
“Il piede… Che male!” disse lei.
Uscirono dall’acqua e si accorsero del sangue. Il piede sanguinava. C’era un taglio, ma non era profondo.
“Portami al rifugio.” disse lei. Si rivestirono velocemente.
Paolo l’accompagnò sorreggendola, tanto che ci misero parecchio tempo nonostante fossero in discesa. Il sangue aveva smesso di fluire.
“Questa è una buona notizia” disse Paolo.
“E la chiami buona notizia?” domandò la moglie. “Non riesco ad appoggiare il piede e tu dici che è una buona notizia?”
Paolo disse che si riferiva al sangue.
Lei rispose che il sangue non era il principale motivo di preoccupazione. Il problema era il taglio. Era il tetano.
“E il tetano uccide!” disse lei.
Così al rifugio si informarono su quale fosse il Pronto Soccorso più vicino. Una volta fatta l’antitetanica, le dissero che non c’era più nulla di preoccupante.
“Vedi che alla fine non era niente?”
“E tu lo chiami niente?
“Certo che lo chiamo niente. Se non è grave, per me è niente”
La moglie lo bruciò con lo sguardo, tanto che nel cielo cominciarono a girare i Canadair.
“Il tetano uccide!”
Paolo fece finta di nulla, ma da quel giorno non tornarono più in montagna.
“È il mare?”
“Sì”
“E perché è il mare?”
“Perché sì!”
“Ma il mare è cattivo?”
“No”
“Perché non è cattivo?”
“Non lo so”
“È il mare?”
“Sì”
“E perché è il mare?”
“Perché ha l’infinito”
“E il lago?”
“Il lago no. Finisce.”
“Ma anche il mare finisce” disse il ragazzino.
“No, il mare no.”
“E cos’è l’infinito?”
“Non lo so” disse Paolo.
“E’ il mare?”
“Il mare non è l’infinito. Il mare ha l’infinito” disse Paolo.
“Dipingiamo il mare?” domandò il ragazzino.
“Non sono capace” disse Paolo.
“Mi aiuti?”
“Sì”

6.
Paolo non sapeva da dove partire. Non aveva mai disegnato il mare. Al massimo aveva disegnato il mare con le barche e il cielo, ma il mare da solo mai.
Telefonò alla moglie.
“Che c’è?” disse lei
“Come si fa il mare?”
“Ma ti sembra una domanda pertinente? Ho un tumore sotto l’occhio e tu mi chiedi come si dipinge il mare?”
“È importante” disse lui
“E il mio tumore non è importante?”
“Ho bisogno del tuo aiuto” disse Paolo. “Devo aiutare un ragazzino.
“Un ragazzino? Non sarai mica un pedofilo”
Cominciava ad esagerare, ogni cosa diventava un problema e ogni problema era un’accusa e ogni accusa era un’investigazione.
“Se hai bisogno di tranquillità chiama i Ris e chiedi a loro.” disse Paolo polemico, prima di riagganciare.
“Hai un foglio?” disse Paolo al ragazzino.
“Sì”
Il ragazzino andò all’ombrellone e rovistò in una sacca che conteneva risme di fogli. A Paolo squillò il telefono.
“Pronto?” disse Paolo. Era la moglie.
“Sto arrivando, aspettami lì” e chiuse la conversazione.
Ci aveva ripensato, spesso le capitava. Era fatta così, prima aggrediva e poi ci ripensava, ma mai chiedeva scusa. Il ragazzino tornò con i fogli:
“È il mare?”
“Hai preso la matita?”
“No”
“E come facciamo a disegnare il mare?”
Il ragazzino lo fissò perplesso.
“Serve una matita, o una biro, o dei colori” disse Paolo.
“Ho un pennello”.
“E i colori?”
“No”
“E che ci facciamo con il pennello senza i colori?” chiese Paolo.
“Va bene il pennello” disse una voce femminile.
La moglie era arrivata. Il ragazzino appena la vide la interrogò:
“È il mare?”
“Sì”
“E perché è il mare?”
La donna fece una carezza al ragazzino e lo spedì a prendere il pennello.
“Ma chi è: Rain Man?” domandò la donna al marito senza perdere il suo cinismo.
“Vuole che dipingiamo il mare”
“Come mai te l’ha chiesto?” disse lei.
“Non lo so”
“Come non lo sai”
“Non lo so”
“Passava di lì e ti ha chiesto di disegnargli il mare?”
“No”
“E allora?” disse lei
“Mi ha chiesto se era il mare, gli ho detto sì, mi ha detto perché, e gli ho parlato dell’infinito”
“Cosa?”
“Gli ho detto che il mare ha l’infinito”
“E che c’entra con il disegno?” chiese la moglie
“Non so. Subito dopo mi ha detto se gli disegnavo il mare”
“E tu?”
“Ho detto sì”.
Il ragazzino tornò con il pennello. Era un pennellino molto piccolo.
“E cosa ci facciamo se non abbiamo i colori?” chiese Paolo.
“Il mare” disse il ragazzino.
“E perché dovremmo disegnare il mare?” chiese la donna.
“Perché ha l’infinito”
“E cos’è per te quest’infinito?”
“Non lo so”, disse il ragazzino. E poi aggiunse: “Ma non mi interessa l’infinito. Mi piace disegnare il mare perché ha l’infinito”
La donna guardò torva il marito.
“Perché mai ti è venuta in mente questa storia dell’infinito?”
Gliene faceva una colpa.
“Cosa avresti risposto se ti avessero chiesto perché questo è il mare?” disse Paolo indicando l’acqua.
“Perché è così! I nomi sono convenzioni!” disse lei.
“Anche i foruncoli sono foruncoli” rispose Paolo.
Il ragazzino nel frattempo girava con il foglio in una mano e il pennello nell’altra. Poi si fermò davanti alla moglie di Paolo e le chiese se quello fosse il mare:
“È il mare?”
“Sì”
“E perché è il mare?”
“Perché di sì. Si chiama così e quindi quello è il mare”
“Ma quello è un foruncolo?” chiese il ragazzino guardandola sotto l’occhio.
“Sì”
“E perché è un foruncolo?”
“Potrebbe non esserlo” disse lei rabbuiandosi.
Paolo cominciò a caracollare temendo il peggio, ma il peggio se ne stava lì tranquillo, come se davanti a quel ragazzino dalle continue domande, anche il peggio dovesse pazientare.
“E perché è un foruncolo?”
“E’ un tumore!” disse lei, senza che il ragazzino facesse caso alla risposta.
“E il tumore ha l’infinito?”
La donna non aggiunse altro.
“Ma cos’è l’infinito?” chiese a Paolo.
Paolo alzò le spalle negandosi alla risposta.
Nel frattempo il ragazzino aveva bagnato la setola del pennello nell’acqua del mare e l’aveva appoggiata al foglio.
“Il mare, ho disegnato il mare” disse.
La donna guardò il marito.
“Ti piace il mare? chiese il ragazzino.
Paolo disse sì.
“Perché ti piace?”
Paolo non sapeva cosa rispondere.
“E ha l’infinito?”
Paolo non riusciva a rispondere.
“Sì” disse la donna.
“E perché ha l’infinito?”
“Perché sei felice. In fondo hai disegnato il mare con il mare. Hai fatto qualcosa con la cosa stessa e quindi hai realizzato proprio quella cosa e se hai realizzato proprio quella cosa, allora quella cosa è parte di un infinito e quindi sì, ha l’infinito”
Paolo l’aveva persa.
“Sei felice?” domandò la donna al ragazzino.
“Sì” disse il ragazzino che nel frattempo aveva ripreso a picchiare lo gnomo invisibile
“E perché sei felice?”
“Perché ho il mare su un foglio”
Paolo abbracciò la moglie. Il ragazzino si scostò da loro e cominciò ad importunare altri bagnanti:
“È il mare?”
“Sì”
“E perché è il mare?”
L’altro non rispondeva.
“E ha l’infinito?” aggiunse il ragazzino, mentre l’altro si allontanava imbarazzato.
Paolo guardò la moglie negli occhi e le chiese se era felice. Lei disse di sì.
“E perché sei felice?”
La donna non rispose, mentre il foruncolo sotto l’occhio non faceva più molta paura.
“Vuoi farlo controllare al Pronto Soccorso?”
La donna rispose di no. Disse che aveva una cosa da fare.
Poi prese un po’ d’acqua con il palmo della mano e si bagnò il costume.
“Ho dipinto anch’io il mare” e scoppiò a ridere.
“Hai dipinto una parte con parte della stessa” disse Paolo per schernirla. Lei sorrise.
“Tutto è parte di una parte e se ci pensassimo più spesso, anche il tumore farebbe meno paura” disse la moglie.
“Il tumore no, quello fa comunque paura”.
“Forse” disse la donna prima di baciarlo.

(di Stefano Re)


Responses

  1. Che bella storia…..

  2. Che bella questa storia!

  3. Hai descritto l’infinito con una parte di infinito.
    Non si vede, ma si sente.

    • E ti ringrazio per la lettura. (S.R.)

  4. “Perché sei felice. In fondo hai disegnato il mare con il mare. Hai fatto qualcosa con la cosa stessa e quindi hai realizzato proprio quella cosa e se hai realizzato proprio quella cosa, allora quella cosa è parte di un infinito e quindi sì, ha l’infinito””

  5. Dolcezza INFINITA🙂

  6. E’ bellissimo. Ho iniziato a leggere per curiosità, continuato perché mi sembrava di starci dentro, di essere quel ragazzino. Lascio un commento perché, alla fine, mi son ritrovata commossa.

    • Ti ringrazio. E ti faccio una confidenza: il ragazzino esiste davvero ed è davvero commovente. (S.R.)

      • 🙂 Mi piace pensare che possa esistere dentro ciascuno di noi.

  7. Bellissimo!


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