Pubblicato da: Stefano Re | 11 ottobre 2012

Recensione di “Per una Siloe privata”

Ecco ciò che Sebastiano Aglieco ha scritto sul mio libro “Per una Siloe privata” ed. Lietocolle (S.R.)

Esordisce subito con una dichiarazione di poetica, o forse condivisibile in generale, su come sia fatto l’organismo della scrittura; su cosa bisognerebbe pretendere dalla poesia:“Non è la morte che mi spaventa/(…)Ma quello che nei versi non si dice,/che la parola non traduce,/quello che negli alibi notturni scuote,/il silenzio assenso che si rovescia/lento/nella mia precarietà”, p. 12.
Senso della scrittura, dunque, ma non in rapporto a sé, quanto, piuttosto, al tramite dell’esistenza. Il poeta, infatti, “scrive perché crede nella sacralità della parola e nella comunicazione come àncora di salvezza per l’umanità”, (nella nota).

Nel fare poesia si colloca l’esperienza del divino, la capacità di coglierne i segni – o la mancanza – anche nel minimo accadere o nelle complicate costruzioni che lo rivelano: “Mi riempi di tutto, mi sento/vuoto,/nemmeno il mare mi dona l’infinito (…)/forse i denti rivelano l’eterno/tra la polvere e la sabbia”, p. 14. Riconoscere i debiti davanti al Padre, ma solo se si comprende “il miracolo/d’essere figli”, p. 15. La poesia allora capisce che essa stessa può essere investita della gratuità del gesto, come gratuito è lo splendore delle Belledinotte: “perché darsi è un gesto silenzioso”, p. 16.

La poesia, insomma, dice, apprende e comprende. Ma anche, forse, ha la pretesa di insegnarci qualcosa che ancora non sappiamo, non comprendiamo. Questo perché la scrittura riflette l’immagine archetipica di un Bene, di un comandamento più grande di noi: dare un figlio, avere un padre. Non praticare l’amore come atto privato, ma pensare all’amore come “sacrificio per se stessi/e per l’amore, p. 17.
Oggi, forse, la poesia non comunica per una reale spezzatura; perché “non abbiamo l’infinito nelle corde,/non abbiamo il passo dell’attesa,/abbiamo il cuore in due unità,/ e il nostro intento”, p. 19.

Il cristianesimo di Stefano Re si apre a domande e dubbi, a verifiche sul campo, ad “atti d’assenso e d’intenti, p. 23. Osserva malinconicamente il passare del tempo, l’ignoranza dell’incedere di “uomini/in giacca e cravatta/e donne in gonna a festa/affaccendati per un incontro/come se tutto fosse fretta,/ignari che il tempo necessita/di tempo per trovarne il senso”, p. 24.
Invoca: “Cercami, fingi almeno di cercarmi,/e se è appassito il mio contorno/non turbarmi/con gli asserti del giudizio”, p. 25.
Questa dolorosa richiesta di senso al padre “Vorrei che mi abbracciassi/vorrei che il cielo fosse qui”, p.25, spesso si traduce nell’immagine del relitto: “Somiglio sempre più all’abbandono,/all’immagine relitto di mare”, p. 31. E, drammaticamente, a quella più crudele: annullarsi nella finzione del mondo.
Allora il rischio della parola che non dice più, dichiarato all’inizio, può diventare il proclama di una verità esposta tra le misere piaghe dell’umano: “Non ho voce per le parole,/ non ho che dislessia/non ho che te/se mi sorprende,/sussurrando appena,/la tua presenza”, p. 32.

La somiglianza riconosciuta col padre non è proclamata allo specchio come atto liberatorio di una spiritualità che assolva, ma come ricerca da mettere in atto del realizzare il proprio compimento nel miracolo d’essere figli.
Il battesimo non ci assolve dal peccato ma ci investe del compito del portare su noi stessi la condizione di tutti: per somiglianza appunto; accompagnare gli amici alle ultime porte chiedendo perdono per la nostra disaffezione e per il dono di un ultimo intimo bacio.

Sebastiano Aglieco

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Responses

  1. complimenti al recensore, ma più a te

    • Grazie, troppo gentile (S.R.)

  2. E’ una splendida recensione, complimenti a Sebastiano Aglieco e come giustamente ha detto Massimo, di più a te
    Ciao, Pat

  3. Allora bisogna che mi procuri questo libro!

    • Grazie. (S.R.)

  4. condivido in pieno la bella recensione di Aglieco
    soprattutto questo:

    Nel fare poesia si colloca l’esperienza del divino, la capacità di coglierne i segni –

  5. complimenti a entrambi!


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