Pubblicato da: Stefano Re | 29 settembre 2012

Pranzo in cima a un grattacielo

Ci sono foto che vanno al di là della stessa immagine che rappresentano. Foto che senti tue appena le vedi. Hanno qualcosa che ti attrae, che ti immerge nella contemplazione. Resti come paralizzato davanti a queste immagini, ma dentro si muovono emozioni, considerazioni e stati d’animo di vario tipo e provenienza. Sono visioni, nel senzo forte del termine. Vedi e agisci nel vedere. E’ come se, al seguito di quella vista, sei costretto all’azione, un’azione che si svolge all’interno. E sono foto che si impongono a prescindere dal soggetto, dalla luce, dalla macchina fotografica. In quelle foto vedi la realtà che è sempre rimando a qualcosa di altro. Così è per Pranzo in cima a un grattacielo, foto di Charles Ebbets, scattata al 69° piano del Rockefeller Center a New York City nel lontano 29 settembre 1932; una foto che ritrae operai in pausa pranzo. La foto poi è stata utilizzata in più modi: per denunciare l’insicurezza sui posti di lavoro, per copertine di album musicali, ma quello che colpisce è altro. E’ ciò che dice a noi, a noi singoli spettatori, a me e a te che stai leggendo, a chi “vede” nella foto quel rimando ad una realtà che è sì la nostra, ma che contemporaneamente è un’altra realtà. E allora c’è stupore, c’è ansia, c’è ammirazione, c’è sbigottimento, c’è paura e c’è beatitudine, ma soprattutto c’è l’uomo che vive al di là di stereotopi confezionati ad arte da chi l’arte non la conosce minimamente. E quindi dico grazie a questo fotografo prodigio (leggete la sua biografia!) che ha compendiato l’arte dentro questo scatto. E se vi capita, guardate anche le altre foto fatte su quella trave sospesa sul vuoto, guardate, se vi va, l’arte dentro l’arte.

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Responses

  1. Ricordo questa foto …..vista a New York!!!

  2. Si, esistono foto che nel loro hanno la magia di una vita intera, nel loro cripto segregano gioie, dolori, amori, odi, rancori, una vita intera.

  3. sai a cosa mi fa pensare??
    agli operai dell’Ilva.
    Un saluto

  4. (soffro di vertigini:-)
    però la trovo splendida, è appesa alla parete degli uffici di informatica …
    quel bianco e nero è un tocco di sapienza insieme a tutto il resto.
    trovo le foto d’epoca affascinanti…

  5. Anch’io ricordo questa foto in un altro contesto rispetto al tuo punto di vista. però comunque la si guardi da un senso di sbigottimento e di vertigine che incute paura.

  6. Ebbets 🙂

  7. Era la fine della depressione, in America cominciavano a risollevarsi, forse la consapevolezza della Fotografia paragonata poi alla stregua di un dipinto avvenne più avanti. Questa è senz’altro una foto memorabile e lui fu certamente un grande artista.

    Interessante contributo,
    Tiziana


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