Pubblicato da: Stefano Re | 5 settembre 2012

Ti avvicini come per dire qualcosa

Una mia poesia. (S.R.)

Ti avvicini come per dire qualcosa,
mentre fuori il buio aggredisce la notte
e i tuoi occhi si sostengono ai miei
che rincorro parole su un libro
girato al contrario per strapparne un senso.
Mi dici qualcosa con la voce più acuta d’uno spillo,
come per catturare l’attenzione
perché a volte le parole sfuggono
nella disattenzione del momento.
Eppure sei più me di me stesso,
hai i tempi esatti della mia esistenza,
anche se il dado a sei facce ha sbiadito il suo volto
e la fortuna gira su se stessa senza nemmeno
trasformare gli eventi in momenti d’oroscopo,
anche se per noi l’oracolo è un destino
che un altro ha posto e dell’alterità ne è il senso.
E allora basta masticare parole come lingue,
vivere nell’illusione del tempo che non passa!
e allora dimmi quello che hai deciso di dirmi,
rimarrò in silenzio come un padre
che nel figlio ascolta il motivo della sua esistenza,
come un sentiero che Hansel usa ancora
per ritrovare la strada.


Responses

  1. la disponibilità ad ascoltare è una qualità sempre più rara
    bella poesia Stefano

  2. rivivere una fiaba nel reale può essere dolcissimo
    insegna che è sottile il filo d’oro che separa
    l’immaginario dal reale…

    un caro saluto, C.

  3. …senza parole… Stefano sei veramente bravo.

  4. Splendida!
    Un caro saluto ^^

  5. Ti ho conosciuto in caffè letterario ed apprezzato quale abile scrittore di racconti, ora ho scoperto che sei anche un bravo poeta.
    Complimenti!

  6. “perché a volte le parole sfuggono nella disattenzione del momento”…bella e veritiera questa frase!

  7. In quel movimento del primo verso, che porta in sé anche il gesto della parola non ancora detta, si rivela il passaggio in avanti, ovvero l’inutilità della parola stessa che si può solo ascoltare, ma è come le facce sbiadite del dado, profezia errata per chi dice a se stesso che è in cammino per trovare la strada, mentre è già egli stesso cammino…

    • Grazie per il commento. E sono d’accordo con la tua chiusa dove dici che il cammino è già la persona e proprio per questo è un continuo ritrovare la strada. (S.R.)


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