Pubblicato da: Stefano Re | 14 agosto 2012

a M.A.

Questa poesia la scrissi dopo la morte di un collega. Rivista, è stata pubblicata sul mio libro di poesia “Per una Siloe privata” edizioni Lietocolle. Ripropongo qui la prima stesura. (S.R.)

a M. A.

Nemmeno il tempo di dirti grazie,
sei andato dove il tempo non ha ritardi,
con i miei sigari chissà dove
quasi un presagio che tutto andasse in fumo
come l’ora dell’addio scialba e di rimorsi.
Sei andato come conviene
a chi non ha molte parole
se non quelle essenziali tra il vero
e l’esistenza, del senso rimarcato
nei quasi angoli di tempo chiacchierato.
E c’è un momento in cui tutto si accende,
anche il buio che ottunde
e la morte non è altro che passaggio
per dove l’uomo conferma
la sua essenza.
Solo questo desidero che sia:
per te quell’attimo di Dio,
come labbra appese all’intimo di un bacio.


Responses

  1. argomento no facile, ma se c’è cuore è sempre originale
    un abbraccio


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