Pubblicato da: Stefano Re | 26 giugno 2012

Non giocare con

Una mia poesia. (S.R.)

Non giocare con le profondità dell’altro
recita Wittgenstein tra ciò che si può dire
e ciò che è da tacere. E’ un gioco da filosofi
toccare la profondità dell’altro,
come si tocca un seno pudìco,
come si sente quella musica che scioglie il cuore
quando meno te lo aspetti, quando un taglio di capelli
trasforma il volto oltre il dovuto,
confondendo libertà e dovere, confondendo i baci
che pungono come aghi ma stanno ritti come spilli tra desideri.
E vorrei sussurrare parole che vanno dritte al cuore,
eppure resto abbarbicato a trame silenziose,
e le parole sono lingue che battono sui denti
e lì si tagliano.


Responses

  1. Ben tornato.
    Un originale incrocio tra prosa in versi e versi in prosa che danno alla composizione un tono di profonda e intensa riflessione sul tema dell’analisi delle sensazioni altrui, sulle quali talvolta si scivola e ci si taglia dolorosamente.
    Complimenti.

  2. Le parole sono lingue che battono sui denti…
    A mio modesto giudizio questa e la poteosi del verbo, il senso pieno del pensiero che da astratto diviene concreto.

  3. giocarci decisamente no, ma toccare l’altrui profondità è quasi un dovere

    un caro saluto Stefano


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