Pubblicato da: Stefano Re | 1 giugno 2012

Milena Tagliavini sulla poesia

Eccoci al decimo appuntamento della nostra rubrica: “Ospiti (si parla di poesia).
Milena Tagliavini è nata a Milano.
Suoi testi – poesie, racconti, recensioni-sono apparsi sulle riviste “Il Monte Analogo” (Mi), “La Vallisa” (Ba), “La Mosca” (Mi), “Il Segnale” (Mi), “Il foglio Clandestino”, Poesia (Mi) e on line su “Il calzerotto marrone” e “Pane di nuvole” (Cloudeating). Ha composto e tradotto in francese le poesie per la campagna pubblicitaria dell’anno 2000 di Nordberg Italia sulla rivista Quarry and Construction ed. PEI Parma.
Ha scritto il testo “L’amore si nutre di se stesso” che accompagna la raccolta “Sogno e poesia” di Alda Merini (ed. La Vita Felice –Mi). La sua ultima pubblicazione si intitola: “Dal corpo” (nota di Monia B. Balsamello) Ibiskos Editrice Risolo – Empoli 2012.
Milena vive ad Arese, in provincia di Milano.

Perché è importante la poesia?
La poesia ha un’importanza vitale: richiede approcci al reale che nel mondo di oggi vanno via via esaurendosi. Impone uno sguardo attento, permeato di compassione, di coinvolgimento. E’ un “farsi carico”, un vivere insieme alle esistenze che ci circondano per fare nostro, dentro di noi, il tutto in un modo nuovo. E’ uno sguardo che vuole cogliere un senso personale del mondo, unico come unica è ogni persona, ogni cosa.
Nel ricreare questa vista attraverso le parole e la loro musica il poeta deve vivere un rapporto d’amore con l’altro da sé, farsi attraversare dalla realtà per riproporla diversa, straniante.
L’oggetto poetico nato attraverso questo procedimento non è più solo “poeta”, non è più solo “oggetto”. E’ una creatura inesistente nel reale, ma viva nelle precise parole del testo che riescono a sublimare il vissuto caricandolo di infinite rifrazioni a seconda delle angolazioni da cui viene costruito e in seguito recepito dal lettore.
La poesia quindi ci salva dalla mancanza di ascolto, dalla superficialità, dall’omologazione, dalla fretta, dalla ripetitività: tutti agenti catalizzatori dell’attuale modus vivendi.

Come mai oggi la poesia, rispetto ad altre forme di comunicazione come la televisione, il romanzo, il cinema, ecc. entra con difficoltà tra i piaceri della gente?
Oggi entra con difficoltà tra i piaceri della gente tutto ciò che non è di facile consumo, che non appartiene alla sfera dell’”usa e getta”.
Questo vale per qualsiasi trasmissione televisiva impegnata come per i film o i romanzi d’autore. Dà piacere ciò che permette di crogiolarsi in una beata passività. Tutto deve essere consumato senza fatica, senza sforzi di concentrazione e riflessione. La vita si svolge in superficie: storie da ascoltare senza scavarci dentro. Abolite le domande:”qual è il senso di ciò?”,” che cosa voleva comunicare l’autore?”e “Qual è il suo mondo?”
Ecco, in questo panorama desolante dove tutto deve scorrere senza lasciare tracce profonde (a meno che non siano il raccapriccio del genere horror) e senza richiedere un forte coinvolgimento, quali spazi può mai trovare nel grosso pubblico la poesia?
Un genere che impone per ogni verso varie, lente riletture e, magari, la necessità di calarsi a tal punto nelle parole comunicate da ricrearne il senso a seconda della propria personalità, delle proprie esperienze; la capacità dunque di un ascolto attivo del nuovo mondo proposto e in più dei suoni stessi, al di là dei significati, per gustarne la musica; un pensiero divergente quando dalla nascita in poi siamo condizionati a rapportarci con l’altro secondo i canonici criteri razionali.
Oggi la poesia richiede molto di ciò che la società a poco a poco sta spegnendo con la fretta imposta dal vivere e con l’uso folle del tempo e di tutte le possibilità di azione in un’ottica di continuo mordi e fuggi che allarga a dismisura le nostre escursioni nel mondo relegandole, però, a galleggiare senza lasciar traccia spinte dal vento delle parole che vengono ripetute più spesso, magari con significati distorti sui quali non ci si ferma a riflettere.
Aggiungo che la poesia è “scomoda” da gestire, come lo sono le persone consapevoli che si pongono infinite domande sulla vita.
Si potrebbe obiettare che, nonostante le potenzialità formative appena descritte, essa non abbia in genere prodotto uomini da citare ad esempio. E’ al contrario costellata di vite travagliate, di crolli nervosi, addirittura di suicidi, di comportamenti border-line.
Si potrebbe rispondere che la profonda sensibilità dell’animo affascinato dai versi stenti a sopportare il divario tra ciò che inesorabilmente è e la bellezza che si lascia solo intravedere e mai raggiungere.

Quali sono i tuoi poeti di riferimento?
Io letteralmente mi innamoro dei poeti con cui riesco ad entrare in consonanza.
Possono essere i più diversi (M. Luzi, E. Montale, G. Raboni, G. Giudici, D. Campana, R.Carver, W.Szymborska, T.Hughes, S. Plath, R.Sanesi, M.Cucchi, U. Fiori, C. Recalcati e molti altri), l’importante è che al termine del viaggio in loro compagnia io possa ricevere il dono di sensazioni, di visioni nuove e di un conseguente allargamento della capacità di comprendere con tutta me stessa il senso del vivere.


Responses

  1. Grazie per questa nuova conoscenza. Penso che non si parli mai troppo degli autori che non sono, costantemente, sotto i riflettori dei media.
    Un caro saluto.

  2. trovo questo passaggio sulla poesia molto, molto bello:

    E’ uno sguardo che vuole cogliere un senso personale del mondo, unico come unica è ogni persona, ogni cosa.
    Nel ricreare questa vista attraverso le parole e la loro musica il poeta deve vivere un rapporto d’amore con l’altro da sé, farsi attraversare dalla realtà per riproporla diversa, straniante.
    L’oggetto poetico nato attraverso questo procedimento non è più solo “poeta”, non è più solo “oggetto”. E’ una creatura inesistente nel reale, ma viva nelle precise parole del testo che riescono a sublimare il vissuto caricandolo di infinite rifrazioni a seconda delle angolazioni da cui viene costruito e in seguito recepito dal lettore.

    lo condivido pienamente!

    Una buona domenica, Stefano

  3. dimenticavo di aggiungere che l’oggetto poetico, nel caso sopra citato,
    non è più solo poeta, non è più solo oggetto…
    ma prende le sembianze di un diamante, per offrire le sue mille, brillanti, sfaccettature.

    🙂


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: