Pubblicato da: Stefano Re | 5 febbraio 2012

Il signor Lei

Il signor Lei era un tipo tutto d’un pezzo. Uno di quelli che lasciano a bocca aperta per l’atteggiamento che adottano davanti ad ogni situazione. Uno di quelli cui non va mai bene niente, anche perché solo il loro punto di vista è quello giusto. Il signor Lei lavorava presso uno stabilimento che produceva tutto ciò che era producibile e ricopriva non solo il ruolo di dirigente, ma anche quello di proprietario e spesso quello di operaio, tanto solo lui sapeva fare bene sia questo che quello. All’occorrenza era ingegnere, a volte commendatore, spesso finanziere e qualcuno mi ha detto che l’ha visto anche nel ruolo di medico. Un signor tuttologo, o per meglio dire: un signor Lei.
E accadde che anche per lui giunse il giorno del trapasso. Morto come una qualsiasi persona, e già per questo fece storie. E le fece direttamente al Padreterno, che per errore non gli aveva dato del lei.
“Sei morto, caro amico” gli aveva detto per l’esattezza. “E’ morto, semmai” aveva rimarcato il signor Lei.
Dio era rimasto basito davanti ad un affronto becero e per nulla costruttivo. Anzi, lo trovò blasfemo. Non gli era mai capitato che qualcuno lo obbligasse a dargli del lei. “Se ho mandato in croce mio figlio per voi…” aveva risposto Dio, lasciando sottinteso il resto.
Ma la situazione peggiorò quando al funerale del signor Lei si presentarono solo poche persone.
“Ma lo vedi”, disse il signor Lei a Dio, non facendosi problemi a dargli del tu. “Ma lo vedi quanta poca gente? Ed io che mi sono sacrificato per tutti”. Dio scosse la testa, cercando di capire dove avesse sbagliato: se l’errore era nella nascita o nella morte di questo signor Lei. Dio disse: “Mai ti sei sacrificato per gli altri. Sempre hai anteposto il tuo io senza ascoltarli, ed è per questo che ora sono pochi quelli che seguono il tuo funerale. Ma quelli, quei pochi, sono coloro che provano davvero pietà, e sono le preghiere di quegli umili che ti permetteranno di avere un nome almeno in paradiso”. Il signor Lei si prostrò.
Intanto, giù al funerale, i pochi presenti stavano abbandonando la chiesa per accompagnare la salma al cimitero. Un cane abbaiò e lo fece digrignando i denti. Sembrava infastidito. Gli astanti tirarono un legno addosso al cane per farlo scappare, ma il cane puntò le zampe e si mise davanti all’auto che trasportava la bara. “Sarà il cane del morto”, disse qualcuno. “Non aveva cani”, disse un altro.
Era semplicemente un bastardo.
(di Stefano Re)


Responses

  1. atmosfera particolare per questo racconto, esemplarmente essenziale.

  2. davvero scritto bene e quel finale poi!
    bello bello
    chicca

  3. davvero un gran bel racconto!

  4. “era solo un bastardo”…non ti so spiegare il motivo… ma questa tua frase finale mi ha fatto commuovere!

  5. Credo abch’io che il signor Lei fosse infuriato, perché tutti gli preferivano il signor Tu.
    Peccato che sia morto e nessuno lo rimpianga.

  6. bravissimo. pensa quanti signor Lei ci troviamo di fronte tutti i giorni?


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