Pubblicato da: Stefano Re | 18 gennaio 2012

Il marinaio

“Guarda la stella”, e la vista si impennò verso il cielo. “Dove?” chiese il marinaio. La luna indicò una stella là in fondo. “Ma quella è la polare!” disse deluso il marinaio. “Certo”, fece la luna di rimando. “Ma se cerchi la strada, è lei che ti indica la via”. “Ma non ci ho mai parlato!” “Sei o non sei un marinaio?”, chiese spazientita la luna.
Era un marinaio, anzi, era il marinaio addetto al trasporto delle anime. Le portava su una piccola nave, le portava da una parte all’altra del mare, perché ciascuna sapeva dove andare: non servivano parole, bastava lo sguardo, perché per certe cose basta guardarsi negli occhi. Ma quell’anima non aveva volto, non aveva occhi, e il marinaio si era girato mezzo mare senza che l’anima scendesse dalla nave. “Dimmi almeno dove ti devo portare”, gli aveva chiesto in preda alla disperazione, ma l’anima non aveva spiegato nulla. Era come se non avesse voce, era un’anima diversa dalle altre.
La stella polare si glissò, come se non sapesse nemmeno lei che fare. La luna cominciò a guardarsi attorno, sperando nell’aiuto di qualche altra stella. Niente. La natura si arrestava. Il mare cullava l’imbarcazione che ormai andava senza rotta. Persino la notte si fece più notte. Il marinaio si spazientì e urlò: “Dove ti devo portare?” L’anima si scrollò di dosso l’apatia e rispose: “Non mi hai più sentita e sei andato in difficoltà?”, poi continuò. “Sei sempre concentrato sul trasporto delle altre anime e ti dimentichi che esisto anch’io? Tienimi d’acconto se vuoi sapere sempre quello che fai”. E il marinaio tornò a riva fissando negli occhi la sua anima. E non era più un’anima in pena.
(di Stefano Re)


Responses

  1. Ciao Stefano, grazie!
    Buona giornata e complimenti per il tuo blog!!
    Jussara

  2. Come sempre.. bel racconto!

  3. finalmente qualcuno che scrive bei racconti: complimenti!
    e grazie per la visita.
    forse potrebbe interessarti anche questo:
    http://scrivereabologna.wordpress.com/

  4. Bellissimo racconto! Grazie per il tuo passaggio sul mio blog, ti sottoscrivo volentieri…ciao Stefano

  5. alle volte non si è capaci di ascoltare proprio sé stessi..
    http://bowoflight.wordpress.com/2010/11/24/shadow/

  6. Sì a volte siamo sordi e ciechi, incapaci di ascoltare la “nostra” voce o di “vederci” come entità, non solo corpo…
    bella riflessione
    grazie della tua visita, mi riservo il piacere di tornare a leggere altro di te
    un saluto


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