Pubblicato da: Stefano Re | 17 gennaio 2012

Cassius Clay, buon compleanno

Buon compleanno Ali. Oggi compie settanta anni uno dei più grandi pugili della storia: Cassius Clay, alias Muhammad Ali.
È nato il 17 gennaio 1942 a Louisville, nel 1960 vinse l’oro ai giochi olimpici di Roma, fu campione del mondo dei pesi massimi dal 1964 al 1967 e dal 1974 al 1978. Un personaggio particolare: forte sul ring e difficile nella vita. Uno che non te la mandava a dire, anzi. Uno che sapeva cosa voleva e che faceva di tutto per fartelo capire.
Un giorno sale in aereo e si ostina a non voler mettere le cinture di sicurezza. “Superman non mette le cinture!”, disse a chi cercava di convincerlo. Lo convinse una hostess: “Superman non ha bisogno dell’aereo!” Perché Ali era fatto così: prendere o lasciare.
Come quando le commissioni atletiche pugilistiche statunitensi gli ritirano la licenza perché si oppose alla spedizione in Vietnam: “Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro”. Perché da sempre aveva lottato per la parità dei diritti tra bianchi e neri.
E la rivincita la prese quando fu scelto come ultimo tedoforo alle olimpiadi di Atlanta del 1996, dove gli restituirono anche la medaglia d’oro vinta a Roma, medaglia che per protesta contro il suo Paese aveva gettato in un fiume. Ritiratosi definitivamente dall’attività agonistica nel 1981, nel 1984 gli fu definitivamente diagnosticato il morbo di Parkinson, l’ultima beffa del destino che attraverso quella malattia, in una sorta di contrappasso, lo minava proprio laddove si era sempre distinto: nell’agilità e nella dialettica che usava come spada. Entrambe unite ad un’intelligenza che nemmeno l’infame morbo riesce a spegnere.
Era il 30 ottobre 1974 quando Ali in Zaire riconquistò il titolo mondiale contro Foreman in un incontro che è nella storia del pugilato (guardatelo se ne avete l’occasione!). Lo vinse con una tattica che nessuno avrebbe mai pensato che adottasse: otto round incollato alle corde, corde che gli permettevano di rimbalzare e di attutire i colpi micidiali infertigli da Foreman. Lo lasciò sfogare, tanto che sia gli spettatori sia gli allenatori di Cassius Clay credevano che Alì fosse impazzito, poi Ali decise che era il momento, il momento di sfilare il chiodo dal muro e far cadere il quadro, perché Foreman cadde come un quadro cade a terra dopo che ha ricoperto per anni la parete: ci vollero una serie di jab (diritti con pugno avanzato) e uppercut (montanti), ma ciò che fu decisivo fu quel momento, il momento in cui Clay si impadronì del tempo, lo fermò e decise di sfilare il chiodo.
Fu l’apoteosi.
Nel 1964 si convertì all’Islam e lo fece proprio il giorno successivo alla conquista della prima corona di campione del mondo dei pesi massimi.
Oggi compie 70 anni: buon compleanno campione.


Responses

  1. vado controcorrente: un campione poco simpatico, di uno “sport” che non sono mai riuscita a capire.
    ma il tuo articolo è un compendio molto ben fatto e interessante.

    • Uno sport cruento, ma fantastico nella strategia adottata. Certo non lo farei mai fare ai miei figli.
      Grazie per l’intervento. (S.R.)

  2. L’aneddoto, divertente, dell’aereo non lo conoscevo. Curioso, ma in linea con il personaggio.

  3. Possono piacere o non questi Campioni della boxe, ma senza
    ombra di dubbio Cassius Clay era e resta nella “storia “: un Mito.
    Grazie Stefano, ti ho letto con piacere.
    Una lieta giornata
    Gina


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