Pubblicato da: Stefano Re | 7 gennaio 2012

La lancetta corta

Il bambino con i capelli rossi era attratto dall’orologio. Non capiva ancora il funzionamento di quell’aggeggio, ma comunque ne era entusiasta. Gli sembrava strano che gli adulti facessero riferimento a quelle due lancette che tra l’altro erano venute anche male: una lunga e una corta.
Ma era il mistero di quel girare continuo delle lancette che lo entusiasmava. E poi i numeri, dall’uno al dodici, come se da lì in poi non esistessero altri numeri. Gli avevano detto che andavano all’infinito e poi qualcuno aveva deciso che in quel quadrante se ne utilizzassero solamente dodici. Il papà gli aveva spiegato che quei numeri indicavano le ore, ma non era stato in grado di spiegargli perché fossero solamente dodici.
“Comunque segnano la giornata”, aveva aggiunto. “Segnano il passare del tempo!”
“E perché ci sono due lancette?” gli aveva chiesto il bambino.
“In realtà sono tre, due grassottelle e una molto magra. Quella magra, la più veloce, segna i secondi, mentre la più lunga, ma cicciottella, segna i minuti e quella corta segna le ore”. Il figlio non aveva capito nulla, ma fissava quelle lancette come per carpirne il segreto.
Poi, chiese al papà di togliere il vetro che le proteggeva. Il papà acconsentì e fu allora che il tempo cominciò ad impazzire. Il bimbo con i capelli rossi spingeva la lancetta lunga, poi tirava indietro quella corta e poi giocava nuovamente con quella lunga, finché anche il sole non capì più nulla e cominciò a sorgere e a tramontare senza rispettare la sua corsa naturale. Gli animali impazzirono, mentre il traffico nelle strade non si capacitò di quale fosse realmente l’ora di punta. E impazzì anche lui. Fu il delirio del tempo, e fu allora che qualcuno anticipò l’uscita del quotidiano del giorno dopo, facendo arrabbiare i tipografi. Il titolo principale diceva: SCHIAVI DEL TEMPO.
Mentre il bambino si divertiva come un pazzo!
(di Stefano Re)

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Responses

  1. i bambini hanno mani più feroci di quello del tempo e la loro risata lo tramuta in sciatto eco. mi piace questo piccolino che in barba alla spiegazione paterna (i genitori spiegano sempre convinti di fare del “bene” “ingarbuglia” e ordina secondo il suo ordine. mi sussura Borges anche.
    un saluto passando da Rebstein e poi qui.
    paola


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