Pubblicato da: Stefano Re | 22 aprile 2010

da A. Parronchi

Raramente le mie poesie sono rimaste come sono nate. A volte sono state molto lavorate; in vari casi lo spunto ha dovuto attendere moltissimo perché seguisse il suo sviluppo.” Così dichiarò Alessandro Parronchi in un’intervista al quotidiano genovese “Il Secolo XIX” nel 2001.
Da qui la bellezza delle sue poesie!

POESIA ALL’ANTICA
Come ha fatto il pittore, in quel tratto di muro
che chiude tra due case un orizzonte,
a sprigionare un sogno di stagioni defunte
nel bagliore di malva del tramonto?
È il suo segreto. Io non saprò mai andare
a ritroso per vincere l’età,
prigioniero del tempo, che del tempo
e la misura e il termine non sa.
E lui lo spazio, me il tempo appassiona.
Per questo ho fretta. E quando lo saluto
il suo sguardo si perde
ma non sa trattenermi. Io resto muto.
E a te, compagna che incontrai per giuoco,
con cui divido le ore,
non mi riunisce già l’ultimo fuoco
del giorno che tra i monti se ne va,
la tristezza del lungolago a sera
con le barche attraccate, le speranze attraccate,
ma un ricciolo che il vento solleva all’impazzata
mentre ti stringi a me, pensosa, alla ringhiera.


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