Pubblicato da: Stefano Re | 3 marzo 2010

a Matteo

Non è bastato l’abbraccio degli anni
un raggio di sole a trafiggere il vuoto,
non siamo sollazzo di canti
siamo cancro alla gola.

Non è bastato l’abbraccio dell’aria
a sorreggere il peso, sospendere il vuoto,
siamo grappoli d’uva tra spine
sospesi tra ruggine e chiodi.

Non ti è bastato il ritmo dei giorni,
l’infausto ritorno dell’ora serale,
siamo edera al muro
così verde così inconcludente.

Ora il pianto è ruggito che schianta;
non temere il giudizio di chi non comprende,
sei l’eterna risposta ai vagiti di senso,
il resto è respiro di terra.

Serra la palpebra e aspetta…
qualcuno verrà da Arimatea,
veglierà il tuo corpo per eludere l’attesa.

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Responses

  1. Stefano …ma è d’un bello! 🙂

    • Grazie. Matteo era un carissimo compagno di classe del liceo.

  2. Bravissimoooooo!!!!!
    Quanti ricordi….anch’io ho perso una compagna al liceo…………….


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