Pubblicato da: Stefano Re | 11 febbraio 2010

Recensione su una prosa della Merini

La nera novella. Ed. Rizzoli. di Alda Merini

Alda Merini, ossia una delle poetesse più importanti d’Italia.
Ma questa volta la poetessa si cimenta con la prosa, con un libro che vorrebbe essere un romanzo e che invece si presenta come un’opera di difficile lettura.
La successione dei capitoli, passatemi qui il termine forzato, appare sconclusionata.
I personaggi sono fantasmi senza personalità e l’unico approccio psicologico (di definizione del carattere) rimane nell’autrice.
La Merini si sofferma sul Male, si lancia in una lunga riflessione, quasi filosofica, sulle decadenze dell’umano. La sua è una riflessione sul quotidiano, attraverso una filosofia spicciola e che rimanda, ma questa è un’impressione, agli anni bui del suo internamento presso un ospedale psichiatrico.
Tutto comincia da una tibia: “un osso integerrimo di un uomo integerrimo”.
Da qui parte una serie di accostamenti che rimangono come sospesi nel vuoto, con periodi sì intensi di suggestione, ma anche tremendamente vacui: “Ma chi era l’uomo integerrimo? Di certo un padrone di casa non lo è.”
Affermazioni che vengono gettate lì senza logiche narrative, o lanciate facendo intendere che l’unica logica che marca l’esistenza è quella irrazionale, quasi irragionevole. Sono pensieri alla rinfusa, il cui obiettivo, ma questa è un’impressione, va cercato proprio nel sovvertimento di ogni possibile sequenzialità.
È un romanzo nero, una novella che assume da subito connotati oscuri e a volte macabri. Un romanzo che affascina più per l’idea che per lo sviluppo.
Ma resta pur sempre uno scritto di Alda Merini, ed è questo il motivo che ci induce a proporlo in questa rubrica.
Un lungo periodare dove tra le molte riflessioni si possono cogliere dinamiche di pensiero davvero entusiasmanti.
Lungo tutto il percorso, il lettore viene coccolato dalla poeticità che volente o nolente scorre nelle vene dell’autrice e quindi, attraverso una necessaria ed ineluttabile esondazione, la si ritrova nelle pagine di questo romanzo di nemmeno cento pagine.
È in queste frasi che si coglie il piacere di questa lettura che altrimenti risulterebbe davvero senza significato.
La nera novella di Alda Merini è un libro dove, indipendentemente dalla storia, anzi, proprio indipendentemente dalla storia, il lettore può trovare ampie possibilità di riflessione. Più che un romanzo, questa fatica sembra un lezionario della quotidianità.
Un esempio soltanto:
“Il giovane burattino che si credeva fatto di carne era invece fatto di legno, ma la cosa più torva fu quando il marito della signora avvezzo a confezionare pacchi gli mise del filo. A qesto punto si strangolò.” (S.R.)


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