Pubblicato da: Stefano Re | 9 febbraio 2010

Il vecchio dell’ospizio

Che ti importa sapere dove abito,
abito nel tempo che si piega tra lo spazio,
l’ospizio è un saltellare di denti lungo scale
le scale…
Si rompe la dentiera balzando dal gradino più alto delle scale…
Che ti importa vedere le mie rughe
aggrovigliarsi alle espressioni del mio volto…
folto il pelo nel naso mi riempie le narici
non respiro…
inciampa fischiando come vento tra i peli il mio respiro,
spiro respiro, l’anima si imbatte sui gradini
l’ospizio è fatto a scale…
il tempo è inclemente
la mente si dissesta con l’andare dei giorni,
muta, muta il tempo
la bocca ammutolita non commenta,
invecchiano le rughe sulle mani
non c’è tempo per scegliere le scale,
rotoliamo ammutoliti come frane di montagna,
frana trama di rughe sulla pelle
il mistero della ruga è nel presagio del passaggio,
saggio di ossa dinoccolate nella stanza
freme la danza di morte nella stanza…
un momento, non offro il mio lamento
cercami un dentista… gli offro un supplemento di denti lungo scale
un supplemento d’esperienza, una parola:
siamo segni di chi altro non ci dice.


Responses

  1. emoziona! bravo🙂 Ettore

  2. Sei sempre molto bravo nel cogliere le emozioni, i sentimenti di coloro che si trovano in determinate situazioni.
    E’ veramente molto bella…e come ha detto il tuo amico Ettore fa veramente emozionare!!!

    Cristiana

    • Grazie Cristiana! E’ anche piacevole rileggerti.


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