Pubblicato da: Stefano Re | 20 gennaio 2010

L’orologio

Questo racconto l’ho scritto nel 1993. L’ho ritrovato dai miei e mi è piaciuto. L’ho risistemato ed ecco la versione aggiornata.

Ne era convinto: proprio oggi gli sarebbe successa una terribile disgrazia. L’aveva letto sul giornale, alla pagina degli oroscopi.
Per giunta, sembrava che soltanto quelli residenti a M*** avrebbero subito quell’evento.
Spaventato, aveva chiamato immediatamente la signora Elvira, la sua chiromante di fiducia.
“Pronto Elvira, ma ha letto? Ha letto il mio oroscopo?
Lei stava facendo colazione, litigando con un poco di marmellata caduta sulla tovaglia.
Resistette ad un improperio.
“Venga fra un’oretta, così vediamo di che si tratta” rispose la chiromante simulando interesse.
“Fra un’oretta?” disse lui di rimando. “Ma saranno già le dieci del mattino! E se fosse tardi?”
Elvira non si scompose e ribadì l’orario.
Il ragionier Cristofori, Ugo Cristofori, non stava più nella pelle; il cuore gli batteva a mille, mentre le lancette dell’orologio sembravano muoversi con la lentezza di una lumaca. Un’ora in queste condizioni sembrava un’enormità.

“La vuol sapere per intero?” domandò la chiromante guardando avidamente le carte quando Cristofori si sedette alla sua scrivania.
“E’ grave?” avanzò il ragioniere, come se stesse parlando con un medico.
“Lei morirà questo pomeriggio tra le cinque e le sei!”
Il ragionier Cristofori, Ugo Cristofori, sbiancò.
“Non è possibile” disse con tono flebile di voce. “Rilegga, rilegga le carte!”
Non c’era niente da fare. La carta dominante era quella della morte!

In strada, Cristofori teneva la testa bassa.
“Buongiorno ragioniere” disse la giornalaia vedendolo passare per la seconda volta. “Giornata piena quest’oggi?” Lui non rispose e anzi non si voltò nemmeno.
“Buongiorno” gli disse il fruttivendolo con una Camel in bocca.
Cristofori, Ugo Cristofori non rispose. In piazza vide dei pensionati che discutevano di calcio, tutti infervorati su quella che era stata l’ultima giornata di campionato.
“Ma che morissero loro”, pensò il ragioniere.
Ma l’oroscopo aveva scelto lui e la morte non guarda in faccia nessuno. Questo era il concetto che la chiromante gli aveva da sempre inculcato.
“Le carte sono gli angeli del destino e agli angeli non si può dire di no”, questo gli diceva prima di ogni seduta.

Arrivò a casa che già erano le undici del mattino e vide subito il suo orologio a cucù. Imperioso come un boia. Ora il tempo sembrava correre come Nuvolari. Già le undici e un quarto.
Era stravaccato sul divano quando entrò in casa la moglie:
“Claudia, Claudia!” disse asciugandosi le prime gocce di sudore che imperlavano la fronte. “Devo morire”. Lei strabuzzò gli occhi, piego le labbra e disse:
“E tu a cinquantanni ti accorgi che si deve morire? Sapevo di aver sposato un idiota, ma non immaginavo un idiota con la sindrome di Edipo! Cresci!”
“Tra le cinque e le sei di stasera” aggiunse d’impeto il ragioniere.
“Tra che?”
“Tra le cinque e le sei di stasera”.
“Pazzo, sei pazzo!
La moglie non sembrava dargli retta e l’orologio volava come il Barone Rosso.
“Sono stato da Elvira… e mi ha letto le carte!”
“Ancora da quella mangiasoldi?”
“C’è scritto anche sul giornale!”
“Ascolta Ugo…non farmi arrabbiare! Preparati che dobbiamo andare dai Corallo!”
La moglie stava perdendo la pazienza. Glielo diceva da sempre che quella chiromante era la sua sfortuna, gli diceva che quella prima o poi l’avrebbe buttato a razzo verso un esaurimento nervoso, dove nemmeno le pile più resistenti l’avrebbero ricaricato. Parlava di Duracell, per la precisione! “Nemmeno con quel pupazzetto rosa che sembra un incrocio tra un coniglio e un orsacchiotto potresti ricaricarti!” erano queste le parole di Claudia.
“Non vengo… vacci da sola dai Corallo! fammi morire in pace!” rispose Cristofori alzando la voce per sembrare più convincente.
La moglie lo prese in parola.

Il pomeriggio era arrivato con grande veemenza, posando le sue grandi chiappe sulla città. L’orologio a cucù segnava le tre e mezza del pomeriggio, e quel cucù, che segnava ore e mezzore, era l’incubo notturno che accompagna le notti più agitate. Un tuono spezzò la tristezza del ragioniere! Ugo Cristofori si avvicinò alla finestra e vide nuvoloni neri all’orizzonte, dalla parte nord della città.
“Elvira, Elvira!”, disse il ragioniere alla chiromante, sapendo che lei non avrebbe mai potuto vedere quei nuvoloni neri appesi al cielo. “Pioverà?”
La chiromante, che stava litigando con un tè troppo annacquato, stanca di quel ragioniere ipocondriaco, rispose di getto: “Solo se prima tuonerà!”
Ugo Cristofori chiuse la comunicazione raggelato.
Aveva già sentito un tuono.
Cucù, fece l’orologio appeso alla parete.
Erano le quattro e trenta minuti. Cristofori fu preso da un brivido che gli percorse l’intera colonna vertebrale. Se aveva ragione sulla pioggia, aveva ragione sulla sua morte. Impallidì.
Guardò nuovamente fuori dalla finestra e vide che cominciava a piovigginare.
Camminava avanti e indietro. Si fermava, guardava l’orologio sulla parete e imprecava. Solo. Gli toccava morire solo e in preda al panico.
“Che almeno sia senza dolore!” pensò, mentre fissava l’orologio che come un boia muoveva le lancette come fossero mannaie.
Cucù. Erano le cinque.
Cristofori, Ugo Cristofori, si adagiò sul divano. Sentiva un lieve dolore aggredirlo al petto. Si sentì mancare l’aria.
Cucù, fece l’orologio sulla parete. Segnava le sette della sera.
Il ragioniere strabuzzò gli occhi. “Le sette?” pensò. Andò alla finestra e vide gli ultimi cumulonembi allontanarsi con discreta lentezza.
“Ma allora… Mi hanno preso in giro!” gridò con il sorriso sulle labbra. “Sono vivo! Vivo!”
Prese una scarpa e la lanciò contro l’orologio a cucù. “Muori, muori, bastardo!”
Cristofori esultò. Era vivo e aveva ammazzato il tempo.
La moglie rientrò a casa e vide l’orologio in terra. Sprezzante disse:
“Quanto tempo buttato!”


Responses

  1. Ciao Stefano, come va? Da quanto tempo (e siamo in tema…) non ci si vede! Bel racconto, complimenti. E per non smentirmi, quale citazionista, ecco alcuni versi di Giovan Leone Sempronio (1603-1646): “E’ mago il tempo e con nov’arti infide/ lacerato da l’uom, da l’uomo ucciso,/ lacera lacerato, ucciso uccide.”
    Un cordialissimo saluto. Luigi

  2. Grazie Luigi.
    Sempre preciso e attento.


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