Pubblicato da: Stefano Re | 13 agosto 2016

Una nuova conta

​Suvvia maestre, un po’ di coraggio!

Lanciamo insieme questa nuova conta.

(Ringrazio mia figlia Valentina per la preziosa consulenza).
Uno come nessuno

Due come gli occhi del bue

Tre come me e come te

Quattro come le zampe del gatto

Cinque come chi parla più lingue

Sei se lo fa, lo fa lei

Sette come torta fatta a fette

Otto come i salti di un leprotto

Nove com’è triste quando piove

Dieci esci tu ch’io resto in piedi.
di Stefano Re

Pubblicato da: Stefano Re | 31 luglio 2016

Pensiero 58

Anche un abbraccio può essere insidioso; oltre ad essere accogliente, spesso risulta essere costrittivo. (S.Re)

Pubblicato da: Stefano Re | 12 luglio 2016

Pensiero 57

Se non ti piaci allo specchio, dagli le spalle. (S. Re)

Pubblicato da: Stefano Re | 2 luglio 2016

Tanto va la gatta al lardo

“Ricordati: tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.”

“E che ci va a fare al lardo?”

“Non ti preoccupare di cosa ci vada a fare al lardo, preoccupati se ci lasci lo zampino.”

“Ma che zampino… io al lardo non ci vado!”

“Non tu, la gatta. Dico: se fai come la gatta che va al lardo, occhio che ci lasci lo zampino.”

“Ma se al lardo non ci vado, come ci posso lasciare lo zampino?”

“Senti: tu quella cosa non farla. Stacci al largo, così non ti accade nulla.”

“Al largo, ecco. Tanto va la gatta al largo che ci lascia lo zampino.”

“Ma che dici? Non è largo, è lardo.”

“Va che ti sbagli. Infatti se la gatta va al largo, annega e quindi ci lascia lo zampino.”

“Ma la gatta non deve annegare. Se va al lardo, ci lascia lo zampino.”

“E con me che c’entra?”

“Non c’entra nulla. Dico solo di fare attenzione.”

“Senti un po’… non devo fare niente di male. Devo solo entrare in tabaccheria, minacciare il tabaccaio, prendergli i soldi e scappare.”

“Vedi che ci lasci lo zampino?”

“A oh, basta con sto zampino! M’hai rotto tu lo zampino!”

“Io ti dico di lasciar perdere…”

“Tu porti sfiga. Sì, una iella grande così.”

“E tu rischi di fare la fine della gatta”

“Ma che c’entra la gatta con me? E poi, che c’entra il lardo con lo zampino?”

“C’entra, c’entra! Un tempo i macellai tagliavano il lardo con la mezzaluna ed erano così rapidi nei movimenti che spesso qualche gatta sprovveduta finiva per perderci la zampa.”

“Allora ti preoccupi per me, non per la gatta…”

“E che avevi capito, la gatta ci lasci pure lo zampino, ma tu no. Tu non lasciarci la vita, stanne lontano. Non vale la pena rubare per pochi spiccioli.”

“Ah la solita moralista…”

“E ti dico anche di non fare il furbo. Non è che quando me ne vado, tu corri dal tabaccaio?”

“Ah ah ah… quando la gatta non c’è i topi ballano. Si dice mica così?”

“Si dice così! Ma non ti azzardare…”

“Perché altrimenti?”

“Altrimenti non so, potrei staccarti le palle degli occhi con la sola forza del pensiero.”

“Ma da quando sei così aggressiva?”

“Da quando ti ha dato di volta il cervello.”

“E quando mi ha dato di volta il cervello?”

“Quando ti sei messo in testa la storia della tabaccheria.”

“Oh sta tabaccheria. Solo pochi spiccioli. Entro minaccio rubo e fuggo.”

“Ma non puoi cercarti un lavoro?”

“Dimmi dove cercarlo. C’è più disoccupazione che mignotte sulle strade.”

“Lascia stare le mignotte, poverine.”

“Poverine?”

“Almeno non rubano!”

“E le tasse le pagano?”

“Ma se sono sfruttate , che diavolo devono pagare?”

“E io non sono sfruttato? Lo Stato pretende le tasse e non mi dà il lavoro.”

“E quindi è lecito rubare al tabaccaio?”

“Tanto ha i valori bollati… è l’unico modo per rubare allo Stato.”

“Beh, tu non farlo! Mai! Sai che ti controllo…”

“Ah sta storia dei topi che ballano quando non c’è il gatto…”

“So come sei. So che sei un topo raffinato, ma ingenuo.”

“E tu sei una gatta con le unghiacce.”

“Sono tua madre!”

“Ma non hai potere su di me.”

“Ricorda: sono tua madre!”

“Ma ho trent’anni. Lasciami in pace.”

“Lasciarti in pace vuol dire rubare?”

“Vuol dire che posso anche rubare!”

“Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. Ricordatelo!”

“Che palle ‘sti proverbi. Era meglio che non ti dicessi nulla.”

“Le bugie hanno le gambe corte… e  a tua madre non sfuggi”

“Le bugie saranno anche nani con le zampette, ma non sempre la verità viene a galla!”

“Le bugie a tua madre non le devi raccontare. Punto e basta.”

“Come sei aggressiva..”

“Certo che sono aggressiva. Vuoi rubare in tabaccheria ed io dovrei fare finta di nulla? Vedi, le bugie hanno le gambe corte e prima o poi l’avrei scoperto.”

“Mamma caspita! Non l’hai scoperto. Sono io che te l’ho detto.”

“Certo, perché sapevi che ti avrei scoperto, perché sai che le bugie hanno le gambe corte.”

“E il naso lungo…” disse lui sorridendo.

“Non prendermi in giro… sì, le bugie hanno gambe corte e naso lungo.”

“Forse Pinocchio, ma gli altri no. Si dice infatti, al naso non si fa caso? Pensi che Cyrano fosse un bugiardo? Piuttosto era Rossana ad essere…”

“Zitto. Sai che non tollero la volgarità! E poi al cuor non si comanda.”

“Ma mamma quella era zoccola. Quella non aveva capito nulla. Lo prendeva in giro, quella voleva l’altro.”

“L’ignoranza è madre dell’arroganza. Studia anziché rubare al tabaccaio. Se avessi studiato, ora non saresti un poveraccio affamato di francobolli.”

“Che palle questa morale da periferia! Ho studiato ragioneria, sì ci ho messo sette anni ma che ci posso fare se quella…”

“Fermo,  non dire quella parola!”

“No mamma, la dico: quella zoccola della professoressa di italiano mi ha bocciato due volte!”

SCIAP, gli rovescia un ceffone stentoreo.

“Basta mamma, me ne vado. Cattivo bastone non fa buon cane. Vado a rubare che ti piaccia o no. Se non mi dai i soldi, me li procurerò rubando.”

“Poi non dire che non ti avevo informato.”

“Tranquilla sarò muto come un pesce.”

“Ricordati: tanto va la gatta al lardo…”

“Che ci piscia l’intestino” e sbatté la porta.

 

Dopo qualche giorno in paese non si parlò d’altro che del furto in tabaccheria.

Che è successo?

Hanno picchiato il tabaccaio.

Ha reagito?

Ovvio.

E il ladro?

A bocce ferme si saprà chi ha vinto.

Si dice che gli inquirenti siano sulle sue tracce.

Eh sì, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.

ARRESTATO MAURIZIO POLLINI, IL LADRO DELLA TABACCHERIA

“Maurizio, guarda come ti sei ridotto…”

“Mamma, chi ruba poco va in galera, chi ruba tanto fa carriera.”

di Stefano Re

Pubblicato da: Stefano Re | 4 giugno 2016

Morto Cassius Clay. Un ricordo

E’ morto uno dei più grandi pugili della storia: Cassius Clay, alias Muhammad Ali.
Era nato il 17 gennaio 1942 a Louisville, nel 1960 vinse l’oro ai giochi olimpici di Roma, fu campione del mondo dei pesi massimi dal 1964 al 1967 e dal 1974 al 1978. Un personaggio particolare: forte sul ring e difficile nella vita. Uno che non te le mandava a dire, anzi. Uno che sapeva cosa voleva e che faceva di tutto per fartelo capire.
Un giorno salì su un aereo e si ostinò a non voler mettere la cintura di sicurezza. “Superman non mette le cinture!”, disse a chi cercava di convincerlo. Lo convinse una hostess: “Superman non ha bisogno dell’aereo!” Perché Ali era fatto così: prendere o lasciare.
Come quando le commissioni atletiche pugilistiche statunitensi gli ritirarono la licenza perché si oppose alla spedizione in Vietnam: “Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro”. Perché da sempre aveva lottato per la parità dei diritti tra bianchi e neri.
E la rivincita la prese quando fu scelto come ultimo tedoforo alle olimpiadi di Atlanta del 1996, dove gli restituirono anche la medaglia d’oro vinta a Roma, medaglia che per protesta contro il suo Paese aveva gettato in un fiume. Ritiratosi definitivamente dall’attività agonistica nel 1981, nel 1984 gli fu definitivamente diagnosticato il morbo di Parkinson, l’ultima beffa del destino che attraverso quella malattia, in una sorta di contrappasso, lo minava proprio laddove si era sempre distinto: nell’agilità e nella dialettica che usava come spada.
Era il 30 ottobre 1974, quando Ali in Zaire riconquistò il titolo mondiale contro Foreman, in un incontro che è nella storia del pugilato (guardatelo se ne avete l’occasione!). Lo vinse con una tattica che nessuno avrebbe mai pensato che adottasse: otto round incollato alle corde, corde che gli permettevano di rimbalzare e di attutire i colpi micidiali infertigli da Foreman. Lo lasciò sfogare così tanto, che sia gli spettatori sia gli allenatori di Cassius Clay credevano che Alì fosse impazzito; poi Ali decise che era il momento, il momento di sfilare il chiodo dal muro e far cadere il quadro, perché Foreman cadde a terra come un quadro: ci vollero una serie di jab (diritti con pugno avanzato) e uppercut (montanti), ma ciò che fu decisivo fu quel momento, il momento in cui Clay si impadronì del tempo, lo fermò e decise di sfilare il chiodo.
Fu l’apoteosi.
Nel 1964 si convertì all’Islam e lo fece proprio il giorno successivo alla conquista della prima corona di campione del mondo dei pesi massimi.
Arrivederci campione.

di Stefano Re

foto di Stefano Re.
Pubblicato da: Stefano Re | 29 maggio 2016

Il sole nel bauletto e Microsoft

Per la festa “Bimbi in ufficio”, MICROSOFT ha deciso quest’anno di regalare ai bambini dei dipendenti in Italia il libro di Stefano Re “IL SOLE NEL BAULETTO” C1V Edizioni.
Questa scelta mi rende felice e orgogliosa perché Stefano ha scritto un bel libro che conquista ancora una volta molti piccoli grandi lettori e li accompagna nella loro crescita 🙂

foto di Stefano Re.
foto di Stefano Re.
foto di Stefano Re.
foto di Stefano Re.
foto di Stefano Re.
Pubblicato da: Stefano Re | 6 maggio 2016

Pensiero 56

Lo stendersi della pianura sembra dirci che non siamo nulla, eppure siamo quel punto di vista da cui tutto comincia. (S.Re)

Pianura

Pubblicato da: Stefano Re | 19 aprile 2016

Vorrei gettarmi

Vorrei gettarmi
                               dal tetto di un qualsiasi palazzo
                                                                                             giù
fino a schiantarmi sulla strada
di questa città senza sorriso
e rimbalzare con tonfi secchi sopra gli urli spaesati
di un gridare che ormai ha perso le vocali.
Vorrei spaventare il silenzio
impoverito da sguardi veloci e distanti
poi racchiudere nell’altro la speranza di un
                                                                                     sorriso.
Vorrei gridare che non c’è altro
se non il vuoto o la distanza tra il cielo e il suolo
se serri il palmo a pugno
oppure il capo reclini nel vedere
ciondolare l’impiccato
                                              io tu o chi altro
                                                                            non importa,
siamo soggetti in vendita a contratti di procura…
sarà la morte se della vita non troviamo il senso,
se della vita resta l’osso insalivato
se dopo questa notte l’alba
non s’irrora
                          d’infinito.
Cosa aspetti ad inciderti d’amore?
 
(Stefano Re)
Pubblicato da: Stefano Re | 19 aprile 2016

Pensiero 55

Le giustificazioni sono dei perdenti. (S. Re)

Pubblicato da: Stefano Re | 14 marzo 2016

Pensiero 54

Mettere a fuoco il proprio punto di vista sfocando la realtà è il primo passo verso il pregiudizio. (S.Re)

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