Pubblicato da: Stefano Re | 15 gennaio 2013

Da “Avvenire”

Sarà che l’argomento mi ha sempre stuzzicato, sarà che professionalmente mi interessa, ma volevo condividere con voi questo articolo apparso su Avvenire del 12 gennaio 2013 e scritto da Luigino Bruni. Che ne pensate? (S.R.)

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Responses

  1. tutto troppo vero…e beato chi sa leggere il merito da un semplice colloquio!

  2. Si!

  3. complesso…le motivazioni addotte sono certo condivisibili, troppe volte ai titoli non vi è corrispondenza di talenti e professionalità acquisite. ma se nelle piccole imprese può essere più semplice selezionare il personale basandosi anche su informazioni e sensazioni non documentabili formalmente (e anche assumersi la responsabilità di una scelta non corretta), mi chiedo come concretamente possa essere affrontato il problema in aziende di dimensioni maggiori, o addirittura quando la selezione è affidata ad agenzie esterne. non tutto ciò che è intuitivamente fondato e condiviso, può poi essere, con la stessa semplicità, tradotto in un modo di operare coerente.

  4. sicuramente un tema complesso, e sicuramente condivisibili le considerazioni espresse nell’articolo. in questo caso la responsabilità del “selezionatore” è enorme, presuppone esperienza, sensibilità. Il nostro paese non incoraggia certo la meritocrazia, fatto com’è di caste, sottocaste, corporazioni e categorie che si tramandano il “mestiere”

  5. La mia impressione è che davanti a curricula come gli esempi presentati nell’articolo, non sia semplice (se il suo obiettivo è trovare il meglio per l’azienda, ovvero di maggior interesse per il maggior numero di persone) per chi deve decidere. Certo contano i titoli, ma, io credo, anche una “questione di pelle”, cioè quelle sensazioni positive o negative che si provano davanti a persone che non si conoscono e che influiscono sulla scelta.
    Diverso è il caso di una persona raccomandata. Alla fine che abbia o no i requisiti, non è importante, qui non c’è la ricerca di ciò che è meglio per l’azienda, non si tratta di merito o demerito, ma solo di interesse privato.

  6. hai fatto bene a pubblicare questo articolo perchè stimola la riflessione.
    In ogni caso ciò che non è accettabile è l’ottenimento di alcunchè per meriti di “partito”, di “letto” o di “raccomandazione”
    Sul resto si deve riflettere

    • In sintesi hai detto tutto. Grazie (S.R.)

  7. Molto profondo.
    Da parte mia convengo.

  8. Il selezionatore non sceglie chi ha piu’ meriti, ma, se ci riesce, chi è piu’ adatto all’azienda che gli ha passato l’incarico. Se una giustizia c’e’, non è di questa terra, rassegnamoci.

    • Verrebbe da darti ragione. Ma la speranza… (S.R.)


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