Il gattino stava davanti allo specchio e si guardava: “come sono bello”, diceva.
Fin da piccolo la mamma gli aveva detto che era il gattino più bello di tutto il quartiere e lui ne era orgoglioso, come solo un gattino sa esserlo.
Orgoglioso e con il passare del tempo anche vanitoso.
“Vieni a giocare”, gli dicevano gli amici, ma lui rinunciava, perché un gattino bello non può sporcarsi o rovinarsi il pelo.
E così stava sempre da solo. Orgogliosamente da solo.
E le vecchie gatte, e i gatti che tornavano dal lavoro, gli dicevano: “come è bello questo gattino!”
Finchè un giorno, dopo un temporale che aveva rotto l’eleganza della sua esistenza, il gattino si accorse che c’era una macchia di fango sulla sua testolina.
Diventò triste e il suo mondo cominciò ad incupirsi.
Da subito prese a leccarsi le zampette e quindi a passarsele sulle orecchie e poi sulla testolina e quando la macchia di fango scomparve, continuò con forza a leccarsi. Passava la lingua sulle zampe e poi strofinava il corpo con queste. E d’improvviso cominciò a tossire e tossiva e tossiva, ma nessuno poteva aiutarlo, perché non aveva più amici.
Finché arrivò all’ ultimo rantolo e cadde esausto senza forza e senza respiro.
Una massa di pelo, del suo pelo, si era incastrata laddove sarebbe dovuta passare l’aria, quell’aria che attraverso il respiro lo teneva in vita, bello come pochi potevano esserlo, ma vanitoso come la solitudine che uccide.
di Stefano Re
Pubblicato da: stefano re | 3 gennaio 2012
Il gattino vanitoso
Pubblicato in Prosa
Bellissimo racconto!!!
Un saluto Simona
Da: Simona su 16 gennaio 2012
alle 10:33
Grazie mille.
(S.R.)
Da: stefano re su 16 gennaio 2012
alle 14:49
Tenero e toccante… mi hai commosso
Grazie Stefano
A presto
Gina
Ps
Complimenti
Da: sonoqui su 18 gennaio 2012
alle 07:39
Grazie a te. (S.R.)
Da: stefano re su 18 gennaio 2012
alle 07:56